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بسم الله الرحمان الرحيم

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“La spada sguainata contro chi insulti Allah (SWT), la Religione o il  Messaggero”

dello shaykh Abu Muhammad Al-Maqdisî.

Sappi che colui che insulta Allah (SWT) o la Religione o il Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam) è un miscredente apostata, sia che abbia fatto ciò per divertirsi o seriamente; e che abbia considerato ciò lecito oppure no, ed è la stessa cosa se abbia agito così in stato di collera o tranquillamente. E il suo sangue così come i suoi beni sono leciti, che sia di origine musulmana o che si tratti di un dhimmi o di una persona sotto protezione (contrattuale), uomo o donna che sia.

E le prove di ciò sono numerose, elenchiamo le seguenti:

Prima prova:

La Sua Parola (SubhanaHu waTa’ala):

Coloro che offendono Allah e il Suo Messaggero sono maledetti da Allah in questa vita e nell’altra: (Allah) ha preparato per loro un castigo avvilente (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 57)

1) Ciò che prova la miscredenza dell’oltraggiatore nel versetto precedente è:

- che sono maledetti dall’Altissimo “in questa vita e nell’altra”.
Ora, la maledizione significa la privazione della Misericordia, e colui che Allah (SWT) ha bandito dalla Sua Misericordia nel mondo di quaggiù e nell’aldilà non può essere altro che miscredente. E ciò a differenza della maledizione lanciata dal Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) o dai credenti come forma di invocazione contro qualcuno nel mondo di quaggiù, come per esempio negli ahadîth:

“Che Allah maledica colui che si nutre si usura e colui che la paghi” e “Che Allah maledica il ladro”

- che Egli (SubhanaHu waTa’ala) ha menzionato “un castigo avvilente”, e la menzione del castigo avvilente nel Sublime Corano non evoca altro che la sorte dei miscredenti.
Allah (SWT) dice:

...Abbiamo preparato un castigo avvilente per i miscredenti (Corano IV. An-Nisâ’, 37)

e dice (SWT):

I miscredenti avranno un castigo avvilente (Corano II. Al-Baqara, 90)

In quanto ai non-miscredenti tra i credenti peccatori, Egli (Gloria a Lui, l’Altissimo) non menziona come (loro) destino il castigo “avvilente” (al-muhîn), ma “enorme” (al-’azîm) ed altri termini (simili), e ciò perché Egli (SWT) dice:

E chi sarà avvilito da Allah non sarà onorato da nessuno (Corano XXII. Al-Hajj, 18)


e l’avvilimento significa l’umiliazione e la degradazione e il disonore… Ed Egli (SWT) è suscettibile di aumentare il castigo che non spetta ad altri che al miscredente; in quanto al credente peccatore, egli è castigato ma non avvilito.

- che il castigo avvilente è stato loro accuratamente preparato. Ora, il castigo è stato accuratamente preparato per i miscredenti, poiché l’inferno è stato creato come loro rifugio, non potranno scamparne e non ne usciranno. Allah (SWT) dice:

E temete il Fuoco che è stato preparato per i miscredenti (Corano III. Âl-’Imrân, 131)

In quanto ai peccatori tra i credenti, è possibile che essi non vi entrino se Allah (SWT) li perdoni. E se vi entrino, ne usciranno dopo un certo tempo per il loro Tawhîd e il loro Islâm.

Ecco (la prova) per ciò che concerne la miscredenza dell’insultatore.

2) In quanto all’indicazione del versetto sul fatto di uccidere (il colpevole), possiamo elencare:

- L’hadîth del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) così come riportato da Bukhârî (che Allah abbia misericordia di lui) e altri:

“Chi si occuperà di Ka’ab ibnu-l-Ashraf? Ha offeso Allah e il Suo Profeta!”
E questo Ka’ab era un giudeo sotto contratto[1], poi aveva iniziato ad insultare i musulmani e la loro religione. Allora il Profeta (s) incaricò qualcuno di ucciderlo. Ed egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) considerò l’insulto di costui come un’offesa contro Allah (SWT) e il Suo Profeta (s). Così, dichiarò lecita l’esecuzione del miscredente sotto protezione contrattuale nel caso in cui questi insulti Allah (SWT) o il Suo Profeta (s) o la Religione dei Musulmani. Dunque ciò è ancor più valido nel caso in cui il miscredente (insultatore) non sia sotto protezione contrattuale, poiché il dhimmi o colui che sia protetto da un accordo (contratto) hanno dei diritti che non appartengono ad altri tra i miscredenti. E se la sicurezza e l’immunità del miscredente sotto contratto sono annullate dall’insulto o dall’ingiuria della Religione dell’Islâm, allora allo stesso modo sono annullate la sicurezza e l’immunità del musulmano che si renda colpevole di insulto o ingiuria della Religione dei Musulmani.

- che “sono maledetti da Allah in questa vita e nell’altra”

Ora, Egli (SWT) dice a proposito dei maledetti:

Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 61)

Egli (SWT) ci insegna dunque che la loro esecuzione è permessa (tale è la spiegazione fornita da Ibn Taymiyyah (che Allah abbia Misericordia di lui) nell’opera “as-sarm al-maslûl ‘ala shatm ar-Rasûl” – La Spada che taglia il collo a colui che insulti il Messaggero (s))

Seconda prova:

La Parola di Allah (SWT):

O credenti, non alzate la vostra voce al di sopra di quella del Profeta, e non alzate con lui la voce come l’alzate quando parlate tra voi, ché rischiereste di rendere vane le opere vostre a vostra insaputa (Corano XLIX. Al-Hujurat, 2)

Ossia: avvertimento contro il fatto di rendere vane le vostre opere o preoccupazione per la loro invalidazione, cioè il fatto di mostrarsi sprezzante annulla le vostre azioni.

L’indicazione che l’insultatore è miscredente in questo versetto è che il fatto di vedersi rendere vane tutte le opere è una particolarità dei miscredenti. Allah (SWT) dice:

E chi di voi rinnegherà la fede e morirà nella miscredenza, ecco chi avrà fallito in questa vita e nell’altra… (Corano II Al-Baqara, 217)

Ed Egli (SWT) dice:

…Se attribuirai associati (ad Allah), saranno vane le opere tue… (Corano, XXXIX. Az-Zumar, 65), all’opposto dell’annullamento di un atto d’adorazione preciso, che può essere stabilito a causa dell’assenza di una condizione (di validità) o altro.

Dunque, se il fatto di alzare la voce al di sopra della voce del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), senza cattiva intenzione né sentimento faceva temere ai Sahabah (che Allah si compiaccia di loro) che tale azione rendesse vane le loro opere, e non fosse quindi altro che un annullativo tra gli annullativi dell’Islâm, che cosa dire del fatto di insultare il Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam) o di insultare la Religione di Allah (SubhanaHu waTa’ala) o di insultare Allah stesso (Gloria a Lui, l’Altissimo!) in malfede con convinzione e con forza? Non vi è dubbio che il colpevole di una tale azione veda le sue opere annullarsi ad un livello ancora maggiore; che egli sia un miscredente apostata se era d’origine musulmana, e che venga rotto il suo contratto e il suo statuto di dhimmi – e conseguentemente venga annullata l’immunità concernente il suo sangue e i suoi beni – se era un “protetto contrattualmente” o un dhimmi.

L’Imâm ‘Abdullah Ibn Ahmad ibn Hanbal disse:

“Ho interrogato mio padre a proposito di un uomo (in collera) che dice ad un altro: “Oh figlio del Tale e della Tale! Tu e Colui che ti ha creato!…”. Egli mi rispose: “Costui ha apostatato dall’Islâm”. Gli domandai: “Bisogna tagliargli la testa?”, rispose: “Sì, bisogna tagliargli la testa” (Massa’il al-Imâm Ahmad, pag. 431)”

Terza prova:

La Parola di Allah (SubhanaHu waTa’ala):

Se li interpellassi ti direbbero: “Erano solo chiacchiere e scherzi!”. Di’: “Volete schernire Allah, i Suoi segni e il Suo Messaggero?”. Non cercate scuse, siete diventati miscredenti dopo aver creduto; se perdoneremo alcuni di voi, altri ne castigheremo, poiché veramente sono stati empi! (Corano IX. At-Tawba, 65-66)

Questa è una indicazione del fatto che schernire Allah (SWT) o qualche elemento della Religione, o il Messaggero (s) è una miscredenza e un’apostasia dopo la fede. Dunque il fatto di insultare è ancora peggiore, che ciò sia fatto scherzando o seriamente. E questo versetto fu rivelato a proposito di un gruppo di persone che stavano tornando dal Jihâd insieme al Profeta (s), e cominciarono a scherzare tra loro sui Sahabah (r). Quando il versetto fu rivelato, si scusarono dicendo: “Non facevamo altro che raccontare storielle per passare il tempo!”, in altri termini: Non facevamo altro che scherzare e giocare e non avevamo l’intenzione di scivolare nella miscredenza, non pensavamo (veramente) quello che stavamo dicendo.

E Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) non risponde loro “Mentite, invece pensavate (veramente) quello che avete detto”, ma dice (SubhanaHu waTa’ala):

Non cercate scuse, siete diventati miscredenti dopo aver creduto

Sottintendendo: “…mediante questo comportamento, seppure non l’abbiate tenuto per i’tiqâd (non vi abbiate prestato fede)”. E in ciò vi è un’indicazione del fatto che colui che insulti Allah (SWT) o la Religione o il Messaggero (s) è un miscredente, che abbia agito così per giocare o seriamente, sia che si rendesse conto della gravità dell’insulto oppure no.

E vi è in ciò una refutazione degli appartenenti alla (setta dei) murji’a, che pensano che la miscredenza non si manifesti se non nella fede (i’tiqâd) o nel fatto di considerare legale la cosa (vietata) (istihlal), o nel rinnegamento, ecc.

E se si domandasse: “Perché il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non li ha fatti giustiziare nel momento in cui sono divenuti miscredenti e hanno apostatato, pronunciando quelle parole?”

Rispondiamo: lo shaykh al-Islâm ibn Taymiyyah (che Allah abbia misericordia di lui) ha spiegato la ragione di questo comportamento, e possiamo riassumerla così: essi si sono trincerati dietro il pentimento, come è riportato nelle cause della Rivelazione, e ciò risulta evidente nelle Sue Parole (SWT):

se perdoneremo alcuni di voi, altri ne castigheremo, poiché veramente sono stati empi!

Dunque, colui che si sia pentito di un pentimento sincero, Allah (SWT) gli avrà perdonato, e colui che si sia pentito ipocritamente, per timore dell’applicazione del castigo, sarà stato protetto da ciò nel mondo di quaggiù – e unicamente nel mondo di quaggiù – in quanto al Giorno del Giudizio, il suo destino sarà il destino degli ipocriti.
E questa è la ragione per cui il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) li ha lasciati stare e non li ha giustiziati tutti… E questa è anche l’opinione sostenuta dall’Imâm Ibn Hazm (che Allah abbia misericordia di lui) (vedi al-Muhalla 207/11).

Quarta prova:

(come già menzionata) la storia dell’ebreo Ka’ab ibnu-l-Ashraf, a cui il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva fatto promettere di non aiutare i miscredenti contro di lui e di non combatterlo… Quando insultò il Profeta (s) orrendamente, il Messaggero di Allah (s) disse – così come riferito nell’hadîth unanimemente accettato – : “Chi si occuperà di Ka’ab ibnu-l-Ashraf? Ha offeso Allah e il Suo Profeta!”
Allora Muhammad ibnu Maslama (r) si alzò e disse: “Io, oh Messaggero di Allah! Vorresti che lo uccidessi?”.

Egli (s) rispose: “Sì…”

- fino alla fine dell’hadîth (riportato da Bukhârî e Muslim), in cui è narrata la storia della sua esecuzione, e questa uccisione avvenne senza che ci si trovasse in battaglia né in presenza di un’armata…

Ed egli era sotto contratto, dunque protetto nella sua persona e nei suoi beni. E, malgrado ciò, nel momento in cui insultò il Profeta (s) il suo patto (che prevedeva la sua sicurezza e la sua immunità) venne rotto, ed egli fu ucciso.
E questo racconto venne portato ad esempio dall’Imâm Shafi’i per provare che il dhimmi che insulti il Profeta (s) può essere ucciso e che la sua alleanza di protezione e di sicurezza è rotta.

E il dhimmi (soggetto ai Musulmani) è il Giudeo o il Cristiano che versi il tributo (jizyah) allo Stato islamico e che si sottometta alle sue leggi e che rispetti la Religione dei Musulmani e non predichi il suo shirk (politeismo) o il suo kufr (miscredenza) tra essi.

Ancor più, dunque, è lecito giustiziare colui che non abbia nemmeno stretto un patto o possieda lo statuto di dhimmi, e che insulti Allah (SWT) o il Suo Profeta (s) o la Religione dei Musulmani.

E lo stesso vale per chi sia di origine musulmana, nel caso in cui pronunci tali insulti.
Poiché, se il miscredente sotto protezione contrattuale, giudeo o cristiano o altro, viene giustiziato nel caso in cui insulti la nostra Religione o il Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam), nonostante non creda nel nostro Profeta (s) né nella nostra Religione, piuttosto sia convinto della loro falsità e non li segua, allora ancor più bisogna giustiziare colui che si reclami appartenente all’Islâm e che sappia che l’Islâm è la verità e che testimoni che Allah (SWT) è il suo Signore e Padrone e che Muhammad è il Messaggero di Allah (s), ma poi insulti Allah (SWT) o la Sua Religione di verità o il Suo Messaggero, l’Eletto Muhammad (pace e benedizioni su di lui).

Quinta prova:

Ciò che è stato riportato da Ash-Sha’bi da ‘Ali (r) a proposito di una ebrea che ingiuriò il Profeta (s) e che era insolente nei suoi confronti; allora un uomo la strangolò finché morì, e il Messaggero (s) lo lasciò fare e non reclamò il prezzo del sangue (riportato da Abu Dawud e altri).

Shaykh al-Islâm (Ibn Taymiyyah, che Allah abbia misericordia di lui) commentò: “Questo hadîth è buono e ash-Sha’bi incontrò ‘Ali (r) e lo riportò da lui. E anche se vi fosse un intermediario (nella catena di trasmissione dell’hadîth), ash-Sha’bi è considerato dai Sapienti come qualcuno veridico in ciò che ha riportato, e non si conoscono ahadîth mursal[2] riportati da lui senza che essi siano autentici. Ed egli è tra le persone più sapienti per ciò che concerne i racconti provenienti da ‘Ali (radiAllahu ‘anhu) e tra i suoi più grandi Compagni. E questo hadîth è (inoltre) rafforzato dal racconto di Ibn ‘Abbas (radiAlalhu ‘anhu)”

Ed egli (Ibn Taymiyyah, rahimahullah) disse: “Questo hadîth è una prova della permissibilità di giustiziare una donna che ingiuri il Profeta (sallAllah ‘alayhi waSallam), e una prova del fatto che si debba a maggior ragione giustiziare il dhimmi o il musulmano o la musulmana, se lo insultino, poiché la donna (di cui si parla nell’hadîth) era depositaria di una tregua, dato che quando il Messaggero (s) giunse a Madinah, chiamò tutti gli ebrei e coloro che vi risiedevano, ed essi sottoscrissero (il patto di alleanza) incondizionatamente e (il Profeta (s)) non applicò loro la jizyah”

Ed è risaputo che la donna miscredente è – presso i Musulmani – protetta dal fatto di essere giustiziata, a causa del suo statuto di donna, e ciò pure nel caso in cui non faccia parte né dei dhimmi né di coloro che sono sotto contratto (di sicurezza), poiché il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) vietò l’uccisione delle donne nel corso delle battaglie, a meno che esse non siano guerriere combattenti.
Apprendiamo così che colei che insulti Allah o la Sua Religione o il Suo Profeta (s) o che li ingiurii ha lo stesso statuto della combattente che muove guerra alla Religione di Allah (SWT).

E questa è anche una prova per la seconda questione, concernente “la permissibilità di giustiziare colui che insulti Allah (SWT) o la Sua Religione o il Suo Messaggero (s) da parte di un Musulmano isolato”. Nel caso in cui il governante non applichi sulla popolazione islamica il Giudizio rivelato dal sommamente Misericordioso, o nel caso in cui il governo sia nelle mani dei capi della miscredenza, tra coloro che non si preoccupano del Giudizio di Allah (SWT) od offendono il sommamente Misericordioso… ebbene abbiamo in questo hadîth (l’esempio di) un uomo che ha giustiziato questa donna da solo, senza venire (a chiedere l’autorizzazione) al Profeta (s), e quando il Profeta stesso (s) venne a conoscenza del fatto, non gli rimproverò l’uccisione di questa donna e non ordinò di pagare il prezzo del sangue, e non disse che questa azione era riservata al governante o alla sua giurisdizione, e non lo considerò come un “munkar” (atto biasimevole), non rimproverò colui che l’aveva compiuto. Piuttosto approvò l’azione e lasciò versare il suo sangue.

E lo shaykh al-Islâm (Ibn Taymiyyah, rahimahullah) ha ricordato altre prove per ciò che riguarda tale questione, e ha giustificato ciò dicendo: “E ciò poiché è obbligatorio giustiziarlo, nel momento in cui complotti contro la religione e la perverta, e ciò non è simile al caso in cui si giustizi qualcuno a causa di un peccato di adulterio o altro” (vedi riassunto di “Sarimu-l-maslul”, pag. 61)

E vi è dunque in ciò una differenza tra l’applicazione delle pene legali dei disobbedienti per quanto concerne il resto dei peccati e la pena legale di colui che proferisca propositi ingiuriosi contro il Signore dei mondi, o la Sua Religione, o sul Profeta di tutti i musulmani  (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Dunque, per quanto riguarda il fatto di giustiziare colui che insulti Allah (SWT), se si trattasse di una pena tra le pene legali, sarebbe comparabile al fatto di uccidere un combattente che muova guerra ai musulmani; ora, per ciò che concerne colui che è necessario giustiziare, “E’ permesso a chiunque di giustiziarlo” (regola di giurisprudenza enunciata da Ibn Taymiyyah, pag. 268)

Lo shaykh al-Islâm (rahimahullah) disse sullo stesso argomento: “E vi sono molte (prove) del fatto che (sia lecito) il fatto di uccidere l’insultatore (di Allah (SWT) e del Messaggero (s)) senza l’accordo preventivo dell’Imâm, benché ciò sia (secondo la regola generale) un diritto riservato all’Imâm (il governatore). Tuttavia, l’Imâm deve graziare colui che abbia applicato una sentenza obbligatoria (anche) senza il suo consenso preventivo”

Io dico: questo è un diritto riservato (al governatore) quando vi sia un Imâm che applichi sulla popolazione islamica il Giudizio derivante dalla Shari’ah del sommamente Misericordioso. Al contrario, se non vi sia un tale Imâm e il governatore faccia parte dei capi della miscredenza, che spinge la gente ad adorare la sua propria legislazione di miscredenza, allora non vi è in ciò una violazione del diritto di un musulmano – vi è invece la violazione del diritto dei Taghût (idoli) miscredenti e vani che hanno legiferato per le divinità discordanti delle loro costituzioni fabbricate.
Va dunque approvata questo genere di violazione del diritto, e me ne rendo garante, poiché questa è un’applicazione pratica del rinnegamento delle loro persone (i Taghût), così come della sconfessione delle loro leggi fabbricate.

Che ciò sia dunque facilitato e benedetto sia chi viola questo diritto.

Conseguenza:

Poiché il sangue di colui che critichi la Religione di Allah (SWT) o che insulti Allah (SWT) o il Suo Profeta (s) è lecito, la sua sentenza è quella relativa al sangue di colui che combatta i musulmani, che sia uomo o donna, e poco importa quale fosse (prima) la sua religione e la sua dottrina, e lo stesso dicasi per la sentenza relativa al suo denaro; esso appartiene a colui che lo uccide tra i musulmani.

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), in un hadîth riportato da Bukhârî nel suo Sahîh, disse: “Colui che uccide un combattente ottiene le sue spoglie”, e le parole “colui che uccide un combattente” significa “tra i miscredenti combattenti”, e il termine “spoglie” significa: tutto ciò che si trova col combattente quando viene ucciso, come montatura, o abiti, o cammella di razza, o armi o denaro.

Ed egli (s) non ha inteso dire: “Ciò è limitato alla situazione del combattimento nella battaglia”, poiché il testo ha una portata generale, dunque ciò è permesso sia che l’abbia ucciso in battaglia sia che l’abbia ucciso dopo averlo legato o con un trucco.
L’esempio va inteso secondo il senso generale del testo, e non conviene restringerlo alla causa. E Ibnu Hazm ha spiegato tutto ciò nella sua opera “Mahalla” e ha fugato i dubbi di colui che ha abbellito la modificazione di questa generalità (cfr. Mahalla, 7/336, domanda 955).

E ciò è confermato da quanto riportato da Bukhârî nel suo Sahîh da Salamata ibnu-l-Aquwa’ (r) che disse: “Giunse presso il Profeta (s) un “occhio” tra i mushrikîn (cioè: uno spione o agente operante al soldo dei kuffâr che combattevano la Religione di Allah (SWT) e dei musulmani). Si sedette accanto ai suoi Compagni che discutevano, poi cambiò posto. Il Profeta (s) disse allora: “Attiratelo e uccidetelo!”. (Salamata proseguì): Allora io lo uccisi. Il Profeta (s) distribuì poi le sue spoglie” (vedi Fath al-Majid 6/168).

Ciò riguarda dunque qualcuno che i Sahabah (r) uccisero e di cui presero le spoglie, e non erano né in battaglia né in guerra; piuttosto, come viene riferito in un’altra versione dell’hadîth che non è riportata da Bukhârî, lo spione venne inseguito fino al momento in cui fece accovacciare la sua cammella, e poi ucciso. Poi si diresse verso quest’ultima per portarla con sé… E sappi che questo è tra i migliori guadagni, poiché si tratta del bottino che Allah (SWT) ha reso lecito a questa Ummah contrariamente al resto delle comunità, e il nostro Profeta (s) non era né fabbro né falegname, ma era un combattente (mujahid) e il suo salario e i suoi mezzi di sostentamento provenivano da là, così com’è menzionato nell’hadîth: “Il mio rizq (fortuna, tesoro) è posto all’ombra della mia lancia” (riportato da Ahmad e Ibn Majah). Così, questo (bottino) è tra i migliori mezzi di sostentamento, poiché era il salario del nostro Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

E sappi che la generalità del primo racconto conferma assolutamente questo verdetto, anche se il governante musulmano è assente… E un’altra prova di ciò è quanto fece Abu Bashîr (radiAllahu ‘anhu) quando si infiltrò nella carovana dei Quraysh e i loro viaggiatori, poiché non vi era entrato con il consenso ufficiale dello Stato Islamico, e (anzi) ciò non gli sarebbe stato possibile, in virtù delle clausole presenti nel patto concluso tra il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e i miscredenti di Quraysh.
Ciò è provato dal fatto che i Quraysh non chiesero al Profeta (s) di versare il prezzo del sangue dell’operaio ucciso da Abu Bashir (r), né lo incolparono di ciò che il Compagno (r) aveva saccheggiato dalla loro carovana e dai loro viaggiatori. In effetti la loro relazione con il Profeta (s) era in quel momento di miscredenti sotto contratto (di non belligeranza). Ma nei confronti di Abu Bashir (r) erano miscredenti combattenti, poiché essi gli davano costantemente la caccia, e avevano tentato di catturarlo e ucciderlo.

E riguardo a ciò troviamo nel Bukhârî un riassunto inglobante la storia del patto di Hudhaybiyyah. Lo puoi trovare nel “capitolo delle condizioni”, sottotitolato “condizioni del Jihâd e degli accordi col nemico” (Sahîh Bukhârî 5/329).
E in questa sua storia (che Allah sia soddisfatto di lui) vi è un altro interesse maggiore: il fatto che vi è qui una regola importante che occorre osservare in tali situazioni: cioè che il pregiudizio è ricaduto solo su di lui tra tutti i musulmani. Dunque, ciò che fece Abu Bashir (r) non venne imputato al Profeta (s) o ai suoi Sahabah (r) e non portò pregiudizio al gruppo dei musulmani.

Per questo, occorre analizzare la bilancia degli interessi (mizanu-l-massalih) e quella dei danni (al-maffasid ash-Shari’ah), ossia la scelta del momento e le opportunità presenti, e se occorra davvero fare ricorso ad un gruppo, o ad uno stratagemma e ogni altro mezzo legiferato nei confronti dei miscredenti che ci combattono. Il Muwahid (monoteista) alla nostra epoca è una merce preziosa e un oggetto raro. Non dobbiamo permettere l’effusione del suo sangue in cambio del sangue di un solo porco. Conviene dunque essere avari per ciò che è più grave e che è una maggiore angheria verso i nemici. Nella biografia dell’Eletto (s) vediamo che la sua considerazione aumentava in questo genere di questioni.

E (anche per quanto riguarda) colui che è debole, in un caso simile, non gli è permesso di sedersi, né di mangiare, né di essere sorridente di fronte all’insultatore. Piuttosto, è obbligatorio disapprovarlo con la parola se non può farlo con l’azione, e se anche la sua lingua è debole deve far apparire (almeno) la sua collera sul viso e impallidire (di rabbia) per affliggerlo, e allontanarsi da lui per timore di finire per assomigliargli, poiché Allah (SWT) dice:

Certamente nel Libro è già stato rivelato: “Quando sentite che vengono smentiti o sbeffeggiati i segni di Allah, non sedetevi con coloro che fanno ciò, fino a che non scelgano un altro argomento, altrimenti sareste come loro”. In verità Allah radunerà tutti gli ipocriti e i miscredenti nell’Inferno (Corano IV. An-nisâ’, 140)




NOTE

(1) Ka’ab al-Ashraf appartenenva ad una tribù ebraica che aveva stretto un accordo di “non belligeranza” con il Messaggero di Allah (s)[1]

[2] Mursal: termine indicante un hadîth –detto del Profeta (s) – “riferito, trasmesso”, quando l’anello iniziale della catena dei trasmettitori sia rappresentato da un Seguace (Tabi’i), e manchi il collegamento con il Messaggero (s) o un testimone diretto.

بسم الله الرحمان الرحيم

I paradisi di Luca Abdullah

Storia di una conversione: da Cristo a Maometto

L’UNIONE SARDA

Domenica 01 novembre 2009

di GIORGIO PISANO

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Professore di latino e greco nei licei classici, Luca de Martini ha deciso di allungare il suo nome un giorno qualunque di sei anni fa. Si è convertito all’islam valutando in meditata solitudine tutte le conseguenze del caso. Adesso si chiama anche Abdullah (che vuol dire servitore di Dio) e Nur (che vuol dire luce). È già andato in pellegrinaggio alla Mecca. Si propone di essere un musulmano «coerente e rigoroso, onesto e retto».

Significa fondamentalista?
«Sì, se il termine non avesse un’accezione offensiva. Dunque non mi dichiaro fondamentalista».

Integralista è meglio?
«Neppure. Sa di esasperato rigore e il mio islam non è affatto così. Non amo gli eccessi, non rifiuto il progresso, prendo dalla cultura e dalla tecnologia degli altri quello che ritengo buono».
Cagliaritano, figlio unico di un insegnante, trentacinque anni, esperto di linguistica sarda, Luca dice di non vestire «sempre di nero». Lo puntualizza perché all’appuntamento per l’intervista si presenta con un copricapo nero, un lunghissimo camicione nero, pantaloni neri, stivali neri, folta barba da frate cappuccino (o da imam, se preferite). Laureato in Lettere antiche, specializzato in Russia, è sposato «con una cittadina straniera» ed è padre d’una bimba di un anno.
Qual è la strada che un borghese occidentale deve battere per arrivare all’islam? La curiosità altrui lo lascia indifferente e se accetta di spiegare su un giornale come la pensa è solo perché «in giro c’è troppa confusione, qualche volta troppa malafede». E precisa meglio: «Storicamente, per un milanese è straniero anche un napoletano, figuriamoci un pakistano o un senegalese».
Non vuole e non intende rappresentare una religione ma semplicemente offrire una storia personale, la storia di un ragazzo che perde pian piano i legami col cattolicesimo ed entra in un’altra dimensione. Dove sostiene di aver trovato finalmente serenità e coerenza, soprattutto. «Non ho mai capito come si possa dire d’essere cattolici ma non praticanti. Che senso ha?». La regola della fedeltà all’idea non prevede sconti nemmeno per lui. Tantomeno dubbi. «Il dubbio è la radice della miscredenza».
Il professor de Martini è un giovane asciutto, d’una certa eleganza fisica, chiude e spalanca mani bianchissime per sottolineare i concetti importanti. Sospetta diffidenza (ma non lo rivela), si prepara a domande provocatorie mantenendo una calma assoluta salvo, ogni tanto, un leggero tremolìo degli occhi e il discorso che si fa d’un tratto spezzato. Il suo cammino religioso è simile a quello di Cat Stevens, popstar degli anni ‘70 ma con una differenza-chiave: «Non ho avuto maestri. Sono un autodidatta. Ho semplicemente studiato, studiato, studiato».
Prega cinque volte al giorno, nei limiti del possibile cura l’alimentazione evitando il maiale, alcolici e comunque la carne di animali che non siano stati macellati secondo il precetto musulmano. Racconta che i genitori hanno seguito questa sua lenta trasformazione con un misto d’attesa e perplessità. Se la madre lo invita a cena si salva in corner con menu di compromesso: pizza, pasta, verdura, pesce. Del mondo di ieri, quello dell’adolescenza e di una verdissima gioventù, non rimpiange niente. «Non ho nostalgia di quello che sono stato».

Quanto pesa il passato cattolico?
«Sono stato battezzato, ho fatto Prima comunione e Cresima. Durante la visita di leva ho scoperto che lo Stato italiano mi considera cattolico per il solo fatto d’essere stato battezzato. Singolare, no? Nessuno me lo aveva chiesto. In ogni caso, sbattezzarmi non mi interessa».

Cosa non le piace del cattolicesimo?
«Il discorso sarebbe lungo. In sintesi, non condivido il modo di essere della Chiesa di Roma e la teologia. Una dottrina che non fa per me».

Le è rimasto un amico cattolico?
«Non vedo più quelli che frequentavo un tempo. Comunque sì, ho conoscenti cattolici».

Amici o conoscenti?
«Conoscenti».

Com’è avvenuta la conversione?
«Leggendo sull’islam. Pensi che la Shahada, la formula di adesione alla fede, l’ho fatta in assoluta solitudine. Senza maestri, senza suggeritori. Credo di essere stato l’unico sardo presente alla Mecca tre anni fa».

C’è stato un episodio folgorante?
«Direi di no. Non sono un fanatico: sono approdato all’islam dopo aver riflettuto con me stesso. C’è tuttavia una vicenda che mi ha colpito: mi trovavo in Russia per ragioni di studio quando le armate di Putin hanno decimato il popolo ceceno. Un genocidio».

Che bisogno aveva di cambiare nome?
«Non l’ho cambiato. Ho soltanto aggiunto Abdullah Nur al mio, che resta tale e quale all’anagrafe. È un modo per rafforzare la fratellanza islamica. Fermo restando che ogni musulmano deve rispettare le leggi dello Stato che lo ospita, a patto che non violino i principi fondamentali della fede».

C’è una corrente religiosa nella quale si riconosce?
«Quella della tradizione. Seguo le regole delle prime tre generazioni di musulmani».

E da lì non si sposta.
«Da lì non mi sposto, anche perché non posso dire sempre e comunque quello che penso».

Chi glielo vieta?
«Ho il dovere di proteggere la mia famiglia. Se dico di essere un musulmano moderato sono considerato soltanto un bugiardo. Se mi dichiaro più combattivo, allora vengo etichettato come estremista. Le parole hanno un peso, l’interpretazione delle parole un altro: questa è l’Italia».

Nel liceo dove insegna ha avuto problemi?
«No, mai. Mai nessun problema coi colleghi, credo abbiano considerazione di me. Passo per un docente serio ed esigente».

E con gli alunni?
«Neppure. A fine lezione è capitato qualcuno che mi abbia chiesto di sapere di più. Ma l’insegnamento, per quel che mi riguarda, è un pubblico servizio. Quando sono in cattedra non rappresento alcun partito e nessuna fede».

Sarà felice il ministro Gelmini.
«La scelta religiosa è privata, intima. Non può in alcun modo sfiorare le materie che insegno».

D’accordo ma se una sua allieva mettesse il burka?
«Non avrei niente da dire. Così come non ho niente da dire quando arrivano in audacissime minigonne. Non mi pare ci siano imposizioni precise per l’abbigliamento in classe. Difatti mi lascia perplesso l’atteggiamento di quei colleghi, soprattutto colleghe, che pretendono di spiegare alle alunne come devono venire vestite a scuola».

Secondo i suoi principi, le donne dovrebbero portare addirittura i guanti.
«Non è un obbligo. Certo, se una donna ha mani bellissime coprirle può servire ad allontanare l’attenzione morbosa di un uomo. Intendiamoci, le migliori musulmane sono quelle coperte ma non è detto che quelle coperte siano poi le musulmane migliori. Mi sono spiegato?»

Dev’essere dura per uno come lei vivere nel Paese delle veline.
«Misuro il progresso e la civiltà di una nazione dalla Scuola e dalla Sanità, che devono essere servizi rigorosamente pubblici, assolutamente efficienti e indiscutibilmente aperti a tutti, non solo ai ricchi. L’Italia non mi entusiasma ma è un Paese migliore di tanti altri».

Vota?
«Non sempre. Quando mi è capitato di farlo, ho scelto liste indipendentiste antiglobalizzazione. È il sistema centralista e accentratore che non funziona, paghiamo ancora a carissimo prezzo il modello sociale imposto da quel carnefice che si chiama Napoleone Bonaparte».

Se sua figlia dovesse innamorarsi di un ragazzo d’altra religione?
«Per noi la famiglia è molto, molto importante. Avere una buona educazione islamica significa capire e far capire che uomini e donne hanno ruoli diversi e uguale dignità».

Va bene, ma se sua figlia…
«Vorrebbe dire che sta tradendo i principi e che io non sono stato in grado di darle una buona educazione».

E in conclusione?
«In conclusione non darei il mio assenso».

Se invece tutto questo lo facesse un figlio maschio?
«A un maschio è consentito a patto che si congiunga con una ragazza di fede monoteista. In ogni caso, si tratterebbe della scelta peggiore».

Però è tollerata.
«Sì».

Sbagliano gli intellettuali che vi accusano di vivere in culture arcaiche?
«Quanto più il progresso scientifico avanza tanto più si rafforza l’islam. Nell’Occidente c’è scontro tra fede e scienza, da noi no. Nel Corano è stato scritto 1.400 anni fa che inizialmente l’universo era una nebulosa di massa gassosa. Figuriamoci se il progresso può preoccuparci».

Relativista o assolutista?
«Relativista nello studio delle civiltà, assolutista sul fronte della fede. Gliel’ho detto: il dubbio è la radice della miscredenza».

Se sua moglie la tradisse…
«Il musulmano distingue tra fornicazione e adulterio…».

La domanda è un’altra.
«L’adulterio è un peccato grave, molto grave».

Che prevede la lapidazione.
L’islam è un sistema di vita onnicomprensivo. Ha regole chiare su economia, diritto matrimoniale, alimentazione…».

La domanda: favorevole o contrario alla lapidazione?
«Non sono un giurista, quindi non so se una condanna come questa possa essere commutata in altro».

D’accordo ma se sua moglie…
«Ho aderito alla legge islamica e ne osservo i precetti».

Le punizioni sono autentica ferocia.
«Non sono d’accordo con questa valutazione».

La proposta di legge contro l’omofobia: che ne pensa?
«L’Occidente considerava l’omosessualità una malattia fino a poco tempo fa, ora non più. L’islam condanna i rapporti sodomitici e quelli anali in assoluto, cioè anche fra uomo e donna. Non conosco nei dettagli la proposta di legge bocciata in Parlamento ma, in linea di massima, siamo per il dialogo».

L’omosessualità però resta una malattia.
«Per noi non c’è dubbio. Siete voi che avete cambiato idea».

La comunità ebraica lamenta intolleranza.
«Noi abbiamo rispetto per la cultura e per la religione ebraica. Non ne abbiamo per personaggi come Riccardo Pacifici, rabbino di Roma, sionista che incita all’odio. Pacifici dovrebbe almeno cambiare cognome».

Sbagliano o no a dire d’essere perseguitati?
«Perseguitati gli ebrei in Italia? Oggi il clima non è facile in questo Paese. Il musulmano è identificato come immigrato pericoloso. Se viene arrestato uno di noi i giornali precisano subito la religione: musulmano; se arrestano un rumeno non precisano che è di fede cristiano ortodossa. Come mai? Vogliamo chiarire questo aspetto una volta per tutte?»

Chiariamolo.
«Un buon musulmano non commette reati. Deve comportarsi da onesto cittadino e in cambio chiede libertà d’abbigliamento, appositi luoghi di culto, cimiteri, mense nelle scuole e nelle prigioni. A Cagliari nel camposanto di San Michele c’è giusto un’aiuola con un cartello che dice acattolici . Vi sembra rispettoso?»

C’è qualcosa dell’islam che non le va a genio?
«No, altrimenti torniamo al discorso del sono cattolico ma non praticante. Un buon musulmano deve seguire la legge islamica e non dubitare, mai».

Altrimenti è un traditore.
«Altrimenti viola le sacre leggi del Profeta».
pisano@unionesarda.it


بسم الله الرحمان الرحيم

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

Dopo la pubblicazione della pagina dedicata a me, due giorni dopo sono giunti due brevi messaggi di critica. Uno di questi diceva:

Per Luca Abdullah: puoi spiegarci che cosa hai trovato nella religione islamica di così profondo che la religione cristiana non ti ha dato? È forse la legge islamica sulla sottomissione delle donne che veramente vi attrae?
Franco

 

A parte la scemenza finale, la prima domanda mi dà l’occasione di fornire una risposta che ritengo utile per i lettori cristiani e agnostici, cosicché ho inviato la mia replica.

 

IN NOME DI ALLAH IL CLEMENTE E MISERICORDIOSO

Dall’umilissimo credente ed infimo servitore dell’Islam, Abdullah Luca de Martini, alla Gentile Signora Daniela Pinna.

 

Viste le lettere giunte al giornale negli ultimi giorni, Le chiedo di pubblicare questa mia breve risposta, incentrata su teologia e culto, alla quale premetto alcune righe.

L’argomento è di grande importanza. Spesso odo esclamare: “Ma che giustizia c’è nel fatto che molta gente soffra e bambini muoiano senza aver fatto niente di male?”. Che giustizia? Di giustizia non si tratta, se si mette l’uomo in rapporto col Creatore. Il Creatore fa quello che vuole, e non istà sur un piano di parità con le Sue creature. La parola giustizia viene dal latino iustitia, e questa da ius iuris ‘diritto’: il diritto è la legge, la quale regola le reciproche relazioni tra gli uomini. Di giustizia in questo senso non si può appunto parlare per il rapporto fra uomo e Dio, ovverosia fra creatura e Creatore, il quale pur tuttavia ha voluto stipulare unilateralmente un patto: il Paradiso in cambio dell’adorazione e dell’obbedienza. “Non ho creato i demoni e gli uomini se non perché Mi adorassero” (Corano: LI, 56).

All’uomo è stato concesso il libero arbitrio, inteso non come possibilità di fare tutto ciò che si desidera, ma come piena libertà nelle intenzioni: se sono gli uomini, per quanto è loro permesso, coloro che provocano le disgrazie succitate, allora e solo allora d’ingiustizia si può parlare.

Consideri Ella quanto sia blasfema per noi musulmani l’esclamazione interrogativa dell’odierno papa in visita al campo di concentramento di Auschwitz: “Dio mio, come hai potuto permettere questo?”. Un’infima creatura che al Creatore chiede conto della Sua volontà! Comecché Egli fosse tenuto a darci spiegazioni!

Iddio è immensamente ed incommensurabilmente Buono nel Suo perdono e nella Sua clemenza, ma è spaventosamente Terribile nei Suoi castighi. Questo è anche il pensiero degli ebrei ortodossi e – mi pare – dei cristiani medievali, non dei cristiani moderni, che, a causa della teologia trinitaria, a causa dell’idea di Cristo uomo-dio, ma soprattutto a causa dell’influenza del pensiero laico e progressista, hanno abbandonato l’idea dell’assoluta trascendenza divina, come lo stesso papa palesa, perciocché il Cristo creduto crocifisso pare loro essere anche mediatore e punto di congiunzione fra uomo e Dio. Gli occidentali, in prevalenza, hanno perso il timor di Dio, cosicché da una parte si adora un idolo chiamato Scienza, dall’altra si ricade nella superstizione e nella magia, che sono diffuse in tutto il mondo e non solo in Africa.

Chi non è credente non accetta né la spiegazione cristiana, né quella di musulmani ed ebrei, e si chiede: qual è l’origine dell’Universo? Se non c’è un Creatore, tutto dipende dal caso?

Consideri per esempio il tema dell’evoluzione.

La Chiesa affermava il fissismo, cioè l’immutabilità di ogni specie creata. Lamarck pensò che la giraffa avesse sviluppato il suo collo al fine di raggiungere i rami alti delle piante: “la funzione sviluppa l’organo”, ma i successivi studî sulla genetica l’hanno smentito. Darwin invece credette che, per caso, fossero comparse giraffe col collo lungo, col collo medio e col collo corto, e che quindi, in base alla selezione naturale, fossero sopravvissute soltanto le prime: e dove sono i resti delle altre giraffe? Dove sono le forme intermedie? Quando la giraffa abbassa la testa fino al suolo per bere, a causa della differenza d’altezza fra la testa e il resto del corpo la pressione sanguigna nella testa dell’animale dovrebbe fargli scoppiare il cervello, ma il complesso intreccio di vasi sanguigni diminuiscono la pressione stessa prima che il sangue arrivi al cervello. Tutto ciò, contemporaneamente con la comparsa del nuovo tipo di giraffa, avvenne sempre per caso? Sviluppatasi la genetica, il neodarvinismo afferma il meccanismo delle mutazioni-selezioni di geni: e come avvengono queste? Ovviamente per caso. Il neolamarchismo sostiene invece la teoria dell’annessione di geni, in relazione con l’adattamento all’ambiente. Per i musulmani quest’ultima è un’idea accettabile: il Creatore diede inizio a tutto, fissò le regole della natura (per questa ragione i musulmani savî non hanno mai avversato nessuna scienza), e si riservò d’intervenire quando Gli aggradasse. I tempi dell’evoluzione, infatti, mostrano che questa procede attraverso accelerazioni, rallentamenti, scarti e strappi: tutto dovuto al caso?

E l’Universo, nella sua straordinaria complessità e ricchezza, si è forse prodotto da sé solo, ovvero abbisogna di una mano ordinatrice? Nel Sublime Corano si ripete che, in tutto ciò, vi sono segni per coloro che vogliono credere.

Mi fermo qua. Citi pure ciò che ho scritto quando vuole: ho voluto sinteticamente presentare le posizioni dell’Islam su codesti temi.

Riguardo alle mie note su Tantawi e sulle sorelle somale, se vuole citi anch’esse quando lo ritenga opportuno: soltanto non volevo occupare troppo spazio, giacché non amo essere protagonista.

Ecco la lettera per il giornale.

 

 

 

IN NOMINE DEI CLEMENTIS MISERICORDIS

Mi si domanda che cosa io abbia trovato nell’Islam in confronto col Cristianismo.

L’Islam afferma rigorosamente e perentoriamente il monoteismo nel modo piú semplice e comprensibile, il Cristianismo invece dal IV secolo è trinitario, e ammette il culto dei santi e della Madonna, anche in forma di immagini e statue; l’Islam è un sistema di vita onnicomprensivo, mentre il Cristianismo è un insieme di soli principî morali; nell’Islam non esiste il clero, nel Cristianismo havvi i preti.

L’Islam inoltre dà una risposta precisa alla seguente domanda: che cos’è il bene? Per noi il bene è ciò che Iddio nella Sua assoluta trascendenza, misteriosamente e spesso inesplicabilmente per gli uomini, sceglie a suo piacimento, senza dovere rendere conto di niente a nessuno. Iddio non è soltanto il Buono, l’Amorevole, il Clemente, il Generoso e il Misericordioso, ma è anche il Vendicatore, il Mortificatore e il Nocivo. Duncas Issu est su Mèri Solu: o Ti praxit o mantzavida (= Perciò Egli è l’unico Padrone: o lo accetti, o va’ all’Inferno).

Ho riletto con attenzione i vangeli canonici, e, tolte alcune incongruenze dovute al fatto che sono opere di autori diversi, due dei quali neanche conobbero personalmente Gesú (pace su di lui), ho capito che il Messia predicò lo stesso austero e severo monoteismo di Noè, Abramo, Mosè (pace su tutti loro), ribadito e completato da Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ultimo dei profeti, sei secoli dopo. Non ho perciò rinnegato Gesú, che, essendo sottomesso a Dio, era un profeta musulmano come tutti i precedenti, e proprio da musulmano oggi credo di obbedire fedelmente a Cristo, il quale mai disse di essere Dio e mai ordinò di essere adorato.

Mantengo intatta la mia stima per tutti i buoni cristiani, sia chierici sia laici, e non apprezzo i clericalisti, che sono “sepolcri imbiancati” come gli antichi farisei e si servono della religione per fini politici ed economici.

Sia lodato Gesú Cristo, e con lui gli altri profeti.

Allāhu akbar! (= Iddio è il piú grande).

بسم الله الرحمان الرحيم

ŠAYH USĀMA (HAFIZAHULLĀH) E LA LIGURIA

ovvero

L’Islam e il diritto all’autodeterminazione dei popoli

A cura di Kārih Faransā cabd al-Mumīt Misogallo

Indice

Premessa                                                                                                                                                                           Introduzione                                                                                                                                                                     Alcune definizioni preliminari: nazione, popolo, stato e sua tipologia                                                                                                                                                                                                                                         La Liguria

Come i duchi di Savoia divennero re d’Italia. Un esempio di ‘stato nazionale’: il caso italiano                         

Il diritto all’autodeterminazione dei popoli e le sue applicazioni                                                                             

Quel che dice l’Islam sulla questione                                                                                                                          

La situazione nei paesi a maggioranza islamica                                                                                                          

Conclusione                                                                                                                                                                        


Premessa

Spesso, riguardo ai provvedimenti di un comune, si ode la locuzione “a livello comunale”; riguardo ai provvedimenti di una provincia, si ode la locuzione “a livello provinciale”; riguardo ai provvedimenti dell’Unione Europea, si ode la locuzione “a livello comunitario”, giacché con ‘unitario’ si avrebbe un’altra significazione, e adoprasi dunque l’aggettivo derivato da ‘comunità’, secondo la vecchia denominazione di ‘Comunità Europea’; allorché si parla dei provvedimenti del governo statale, quello che ha sede a Roma, si ode però “a livello nazionale” e non “a livello statale”.

Non potendo piú sopportare di sentire ‘nazione’ invece di ‘stato’, pensai di scrivere un articoletto, alla preparazione del quale sono stato spinto indifferibilmente quando, di recente, un’organizzazione islamica ha asserito che “bisogna tutelare l’integrità nazionale”. Oibò! Essendo difforme la mia opinione, secondo un punto di vista nonché islamico, ma puramente storico, mi rivolgo ai fratelli musulmani interessati a tale questione, e particolarmente ai cittadini dello Stato Italiano, per discutere del cosiddetto ‘diritto all’autodeterminazione dei popoli’ in base ad un criterio religioso ed etico piú che strettamente giuridico, giacché ho l’impressione che molti siano parecchio sensibili alle vicende e ai diritti di certi popoli, musulmani e no, ma siano un poco distratti per quel che sta piú vicino a loro.

Ho detto prima ‘articoletto’, ma questo che vi prego di leggere è qualcosa di piú lungo; si potrebbe definirlo forse ‘trattatello’, ma non ho l’ambizione di comporre niente di tanto impegnativo e specifico: preferisco considerarlo un’orazione, un discorso che vorrei dedicare proprio a chi, forse per distrazione ed assuefazione all’uso comune, impiega la parola ‘nazione’ al posto di ‘stato’, anche in vista del prossimo centocinquantesimo anniversario della fondazione dello Stato Italiano, e del suo – io mi auguro – disfacimento venturo.

Introduzione

Bontà. Generosità. Umiltà.

Queste, a parte la fede, la quale riguarda la relazione dell’uomo con il suo Creatore, sono le piú grandi qualità umane manifestate da Šayh Usāma bin Lādin (hafizahullāh) nel rapporto con le altre persone, come afferma chi lo ha conosciuto personalmente. Bontà, giacché egli ha sempre palesato amore per gli altri, dimostrandolo sempre anche nel viso e negli atti; generosità, giacché egli, dotato dalla nascita di grande patrimonio, l’ha sempre adoperato a nobile fine, senza mai considerare la ricchezza il bene piú prezioso nella vita; umiltà, giacché egli non ha mai mostrato, in nessuna circostanza della sua vita, alterigia, superbia e presunzione, e ciò si deduce dal fatto che Usāma non ha mai voluto presentarsi quale sapiente o, ancor meno, giurisperito, bensí quale semplice milite. Ciò è il motivo per il quale Šayh Usāma oggi è tanto apprezzato dai musulmani, sí da essere assurto a simbolo di una causa, la liberazione dei musulmani mediante il Jihād, e diventare quindi una sorta di leggenda vivente anche per i miscredenti, innanzitutto quelli occidentali, alcuni dei quali lo considerano il male assoluto, siccome hanno fatto in passato per altri nemici o presunti tali.

La modestia di Šayh Usāma si rivela in questo: egli non pretende di dare lezioni a nessuno, concentra la sua attenzione sui problemi piú importanti, non ispende quindi parole inutilmente, ed evita di parlare di quello che non conosce. Avendo il Profeta Muhammad (sallā ’Llāhu calayhi wa-sallam) proibito ai musulmani di esaltare eccessivamente chicchessia, senza esagerare negli encomî eleggo dunque Šayh Usāma prototipo di buon musulmano, e scelgo lui anche perché è il credente oggi piú conosciuto e amato nel mondo, nonché emblema della resistenza e del rinascimento islamico. Egli inoltre parla sempre con chiarezza e semplicità e i suoi discorsi sono comprensibili pure per i musulmani di cultura modesta, i quali non sono sempre in grado di seguire correttamente i ragionamenti dei maggiori sapienti; per lui, infatti, vige sempre prima di tutto la distinzione fondamentale, che è quella dei primi tempi dell’Islam: musulmani da una parte, miscredenti dall’altra.

Proprio dai discorsi che egli rivolge ai miscredenti emerge immancabilmente la sua benignità: non palesa mai odio, non ricerca lo scontro fine a sé stesso, ma manifesta sempre l’intenzione di mostrare le loro colpe e i loro sbagli, e fare abbandonare loro la strada dell’errore che hanno intrapreso; dalle sue orazioni affiora un cavalleresco rispetto per gli avversarî, giammai disprezzo e insulti, quantunque i nemici di Messer Usāma siano in gran numero autentici masnadieri felloni e bricconi codardi. È veramente un gran signore, e i fanciulli musulmani l’appellano ‘caro zio’.

Si aggiunga il fatto che egli dimostra di conoscere bene la storia europea, tanto da poterla citare spesso per paragoni con altri luoghi ed altre epoche: nel titolo di questo libello io accosto Šayh Usāma alla Liguria, regione storica inserita prevalentemente entro i confini dello Stato Italiano. Ora a me non risulta che Šayh Usāma abbia mai parlato della Liguria, né che abbia mai dedicato tempo allo studio della storia ligure: penso che sicuramente nella sua vita abbia avuto altre priorità, e di piú non posso dire, Allāhu a‘lam; si esaminerà quale posizione un vero musulmano del suo calibro possa assumere riguardo alle piccole patrie e ai problemi etnici.

Prendo in esame proprio la Liguria, poiché mi pare un fatto di rilievo che ivi si stia intensificando un movimento d’opinione volto a rimuovere le statue di re Carlo Felice (1821-1831) e a cambiare il nome delle vie a lui dedicate, forse perché ogni nazione, prima di arrivare alla fine, ha qualche sussulto di resistenza; essa dà invero l’opportunità di trattare una questione che mi sembra molto importante: il rapporto tra l’Islam e il cosiddetto ‘diritto all’autodeterminazione dei popoli’…

InshaAllah potete scaricare il “trattatello” cliccando sul link sottostante:

shaykh_usama_e_la_liguria

…e inshaAllah non dimenticate l’autore (e i curatori del blogghetto, come sempre!!…) nei vostri du’a, jazakumullahu khayran!!

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

E se dopo il patto mancano ai loro giuramenti e vi attaccano (a causa del)la vostra religione, combattete i capi della miscredenza. Non ci sono giuramenti (validi) per loro… (Corano IX. At-Tawba, 12 )

…Aggredite coloro che vi aggrediscono… (Corano II. Al-Baqara, 194)

…coloro che si vendicano quando sono vittime dell’ingiustizia. La punizione di un male è un male identico… (Corano XLII. Ash-Shûrâ, 39-40)

SEPT 11

Fatwa riguardo agli eventi successivi all’11 settembre 2001
dello shaykh Hammud al-Uqlâ ash-Shuaybi (rahimahullah)
emessa nel mese di ottobre 2001

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Domanda: Vi sono stati molti interventi riguardo ciò che è accaduto in America; alcuni di supporto e benedizione, altri di opposizione e condanna. Qual è il punto di vista corretto tra queste due opinioni, secondo il suo parere? Speriamo anche che vorrà entrare nei dettagli del problema a causa delle ambiguità insite in esso.

Risposta:

La Lode spetta ad Allah, Signore dei Mondi. Che la Pace e le Benedizioni di Allah siano sul Suo Messaggero illetterato, la sua Famiglia, i suoi Compagni e su tutti coloro che vivono in accordo col loro Patto fino al Giorno del Giudizio.

Prima di rispondere alla domanda, occorre sapere che qualsiasi decisione venga presa dall’America – che è uno stato non-islamico – e specialmente decisioni critiche che implicano la guerra – viene assunta basandosi sui sondaggi d’opinione e/o sui voti espressi dai due rami del parlamento (camera dei deputati e senato), che rappresentano direttamente l’esatta opinione dei cittadini che li hanno votati – i cittadini americani. Basandosi su queste premesse, ogni Americano che voti a favore della guerra è come un combattente, o almeno come un suo sostenitore, come spiegheremo più avanti.

Occorre anche comprendere che la guida e la decisione finale in ciò che concerne i rapporti tra Musulmani e miscredenti sono il Libro di Allah (SWT) e la Sunnah del Suo Messaggero (SallAllahu ‘alayhi waSallam); e non la politica o i benefici personali (che potrebbero derivare da un’alleanza coi miscredenti). E il Sublime Corano ha spiegato esplicitamente questo argomento e l’ha reso chiaro, a causa della sua importanza e del rischio (che potrebbe derivare dalla sua non corretta applicazione). Quando ci si riferisce al Corano si può comprendere che esso non ha lasciato alcun margine di dubbio per ciò che riguarda tale concetto.

E tutti i vari versetti che parlano di questo argomento enfatizzano due aspetti, chiamati al-Walâ’ (Amore e Alleanza) e al-Barâ’ (odio e opposizione), e ciò conferma che tali due concetti, al-Walâ’ e al-Barâ’, sono saldi pilastri nella Shari’ah Islamica, un argomento su cui i Sapienti – sia antichi che contemporanei – hanno raggiunto il consenso unanime. Allah (SWT) ci mette in guardia dall’amare i miscredenti, dal metterci dalla loro parte (contro i Credenti) e dal fare affidamento su di loro:

O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro… (Corano V. Al-Mâ’ida, 51)

O credenti, non prendetevi come alleato il Mio nemico e il vostro, dimostrando loro amicizia… (Corano LX. Al-Mumtahana, 1)

E l’Altissimo sottolinea la necessità di rigettare i miscredenti:

Avete avuto un bell’esempio in Ibrâhîm e in coloro che erano con lui, quando dissero alla loro gente: “Noi ci dissociamo da voi e da quel che adorate all’infuori di Allah: vi rinneghiamo. Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio (che continueranno) ininterrotti, finché non crederete in Allah, l’Unico”… (Corano LX. Al-Mumtahana, 4)

E Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dice:

Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell’Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenenti al loro clan… (Corano LVIII. Al-Mujâdala, 22)

E l’Altissimo dice:

Di’: “Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi” (Corano IX. At-Tawba, 24)

Questi versetti e decine di altri sono chiare dichiarazioni dell’obbligo e della necessità di opporsi ai miscredenti e di combatterli, così come di rigettarli. E penso che nessuna persona con il minimo livello di conoscenza (Islamica) ignori tali concetti.

Avendo detto ciò, dovete sapere che l’America è uno stato miscredente (kafir), che è totalmente contro l’Islam e i Musulmani. Infatti, ha raggiunto il culmine dell’arroganza sotto forma di palesi attacchi contro diverse nazioni Musulmane: Sudan, Iraq, Afghanistan, Palestina, Libia e altre in cui l’America – alleata con altre forze del kufr come la Gran Bretagna, la Russia ecc. – ha attaccato cercando di sterminare la popolazione islamica. Similmente, l’America ha espulso i Palestinesi dalle loro case ed ha installato i “fratelli dei Porci e delle Scimmie”[1] al loro posto; e continua fermamente ad appoggiare il criminale Stato Sionista degli Ebrei, concedendo loro tutto ciò di cui hanno necessità, sotto forma di denaro, armi e addestramento (per combattere la resistenza Palestinese). Come potrebbe l’America, dopo tutto ciò, non essere considerata un nemico delle Nazioni Musulmane, ed in guerra con esse?

Ma, poiché (gli Usa) hanno raggiunto il culmine della tirannia e dell’arroganza; dopo aver assistito al collasso dell’Unione Sovietica nelle mani dei Musulmani in Afghanistan, ora essi ritengono di essere l’Ultima Superpotenza, al di sopra della quale non vi sarebbe alcun “Potere”. Sfortunatamente per loro, hanno dimenticato che Allah, Gloria a Lui l’Altissimo, è Più Forte di loro, e può umiliarli e distruggerli.

Dall’altro lato, è deplorevole e fastidioso vedere alcuni Sapienti preferire il lato misericordioso ed emotivo, dimenticando o ignorando ciò che lo Stato Kafir (l’America) sta facendo per ciò che riguarda massacri, distruzione e saccheggi nelle Terre Islamiche, e tutto ciò senza mostrare né misericordia né gentilezza.

Di conseguenza, ritengo incombente confutare alcune dichiarazioni false ed equivoci in cui alcuni Sapienti sono incorsi nel tentativo di supportare le loro posizioni.

EQUIVOCO N° 1

Il primo equivoco è ciò che ho sentito dire da alcuni di loro, e cioè che “vi sono accordi e patti tra noi e l’America, dunque noi siamo obbligati a rispettarli”.

La mia risposta deriva da due punti di vista:

1. La persona che ha dichiarato ciò ha tratto la conclusione che fossero stati Musulmani a commettere l’attacco, senza che alcuna prova fosse stata fornita a riguardo, senza che si sapesse se Musulmani fossero dietro l’attacco o vi avessero partecipato, nel qual caso si potrebbe dichiarare che questi Musulmani hanno “rotto il patto”. Perciò, finché non viene stabilito che abbiamo commesso questa azione, o abbiamo partecipato alla sua esecuzione, come si può dichiarare che “abbiamo rotto il patto”?
Naturalmente, esprimere la nostra ostilità per questi miscredenti e rigettarli non ha nulla a che vedere con la rottura di patti o accordi. E’ semplicemente qualcosa che Allah (SWT) ci ha imposto in chiari versetti del Suo Glorioso Libro.

2. Anche supponendo che vi siano questi accordi e patti tra i Musulmani e l’America, come mai l’America non tiene fede alla sua parte del “patto”?
Perché non ha smesso la sua aggressione, e continua a nuocere a tanti Musulmani? Non è forse convinzione unanime che i patti vadano rispettati da entrambe le parti che li stipulano? E che, quando una delle parti non tiene fede a quanto stipulato, i patti risultano nulli e vengono rotti?
Allah l’Altissimo dice:

E se dopo il patto mancano ai loro giuramenti e vi attaccano (a causa del)la vostra religione, combattete i capi della miscredenza. Non ci sono giuramenti (validi) per loro… (Corano IX. At-Tawba, 12 )

EQUIVOCO N° 2

Dicono: “Tra le vittime vi erano degli innocenti, che non avevano fatto nulla di male”.

La risposta deve essere articolata su sette punti:

1. Sa’ab ibn Jathamah (che Allah si compiaccia di lui) riferì che al Profeta (s) venne chiesto riguardo alla gente che si trovava nelle case dei Mushrikin (politeisti), quando essi venivano attaccati di notte, e le loro mogli e figli potevano essere colpiti. Egli (s) rispose: “Sono parte di loro”.
Perciò, questo hadith dimostra che donne, bambini e tutti coloro l’uccisione dei quali è proibita quando sono separati [è cioè proibito ucciderli apposta quando se ne può fare a meno], diviene permissibile quando essi si trovano mescolati con i combattenti e non è possibile separarli. Fu chiesto infatti al Profeta (s) riguardo all’attacco notturno, nel cui caso non è possibile differenziare, ed egli (s) permise [di continuare ad intraprendere attacchi anche notturni] poiché “ciò è permesso quando accade nel corso degli eventi, ma è proibito quando [donne, bambini, ecc.] sono separati”.

2. Inoltre, i comandanti Musulmani hanno sempre usato la catapulta[2] nel combattere i kuffar, ed è ovvio che quando la catapulta viene impiegata in una guerra non differenzia tra un combattente e altri, ossia può colpire anche le cosiddette “anime innocenti”, ma ciò non toglie che essa sia stata effettivamente usata stabilmente dai Musulmani nel corso delle guerre.

Ibn Qudamah (che Allah abbia misericordia di lui) disse: “E’ permesso utilizzare la catapulta, poiché il Profeta (s) la utilizzò contro la gente di Ta’if; e ‘Amr ibn al-As (r) fece lo stesso contro la gente di Alessandria” (al-Mughny, vol. 10, pag. 503).

Ibn al-Qasim disse: “E’ permesso utilizzare la catapulta contro i kuffar, anche se bambini, donne, vecchi e monaci vengano uccisi inavvertitamente, poiché la “Nikayah” (fare ciò che può indebolire il nemico) è permessa, secondo l’Ijma’ (consenso) e contro ogni tipo di politeisti” (al-Hashiyah ala’ ar-Raudh, vol. 4, pag. 271).

Qui, vi è una domanda che devo rivolgere a coloro che usano il termine “terrorismo” per ciò che è accaduto in America, e gradirei la loro risposta.
La domanda è: quando l’America attaccò un’azienda farmaceutica in Sudan, usando aeroplani e bombe, distruggendola e uccidendo tutti coloro che si trovavano sotto, dirigenti e operai, come fu chiamato ciò? Non dovrebbe forse questa azione americana contro l’azienda sudanese essere chiamato “terrorismo”? Altrimenti, perché chiamare ciò che è accaduto in America “atto di terrorismo”? Come mai tutti condannano e rigettano ciò che è accaduto alle Torri in America e non sentiamo nessuna condanna riguardo alla distruzione causata dall’America nell’azienda farmaceutica sudanese?
Io certamente non vedo differenze tra i due atti, tranne per il fatto che il denaro utilizzato per la costruzione dell’azienda sudanese era Musulmano, e i lavoratori uccisi distruggendo la fabbrica erano Musulmani; invece, gli edifici distrutti dagli attacchi aerei (in Usa) erano stati costruiti con soldi non-musulmani e le vittime erano non-musulmane.
Ecco, questa è la differenza che ha spinto alcuni fratelli a chiamare ciò che è accaduto in America “terrorismo”! Perché, allo stesso modo, non hanno condannato ciò che è accaduto in Sudan, e non l’hanno chiamato “terrorismo”?
Allo stesso modo, ciò che è accaduto ai Libici a causa di un deliberato e imposto “embargo”; l’”embargo” imposto agli Iracheni, oltre a quotidiani bombardamenti; le sanzioni e l’attacco contro l’Afghanistan[3], una Nazione Musulmana: tutto ciò, come mai non viene chiamato “terrorismo”? Come potremmo chiamarlo, se non “terrorismo”?

In più, vorremmo chiedere a questa gente: cosa intendete con “innocenti”?
Vi sono infatti tre categorie/gruppi:

1. la prima categoria è composta da coloro che non hanno mai combattuto, né appoggiato il loro Paese con le loro persone, ricchezze, opinioni, suggerimenti, o altro. Non è permesso uccidere questa categoria, a condizione che tali persone possano essere differenziate dalle altre; ma, se sono mescolate e non le si può separare, allora è lecito ucciderle insieme alle altre, e per estensione (possono essere colpite anche se si tratta di) vecchi, donne, bambini, malati, disabili o monaci devoti.

Ibn Qudamah disse: “E’ permesso uccidere donne e bambini durante gli attacchi notturni e demolendo costruzioni o canali, a condizione che l’intenzione non sia quella di uccidere specificamente loro; ed è lecito uccidere i loro (dei nemici) animali, se questo è un mezzo per ucciderli o sottometterli; non vi è differenza di opinione in ciò” (Al-Mughny, 10/503)

2. La seconda categoria è composta da coloro che non partecipano direttamente alla guerra, ma aiutano con i loro beni e col loro sostegno verbale; essi non possono essere chiamati “innocenti”; sono (considerati) come facenti parte dei combattenti e parte delle forze nemiche.

Ibn AbdilBarr (che Allah abbia misericordia di lui) disse in “Al-Istizkar”: “Non vi è disputa tra i Sapienti nel ritenere che è lecito uccidere coloro che combattono tra le donne o i vecchi, e allo stesso modo (è lecito uccidere) ogni ragazzo capace di combattere, se deve essere ucciso [ossia se si trova tra i combattenti]” (Al-Istizkar vol. 14, pag. 74).

Allo stesso modo, Ibn Qudamah riportò l’opinione unanime secondo cui sia lecito uccidere donne, bambini e vecchi se essi aiutano la loro gente (nella lotta); Ibn AbdilBarr disse: “Vi è consenso sul fatto che il Profeta (s) uccise Durayd nel giorno della Battaglia di Hunayn poiché era un esperto di strategia militare e aveva contribuito (alla lotta) con i suoi suggerimenti. Perciò, chiunque sia in questa condizione (abbia cioè partecipato in qualunque modo alla lotta), anche se è un vecchio, merita di essere ucciso, secondo il consenso di tutti (i Sapienti)” (At-Tamhid, vol. 16 pag. 142).

An-Nawawi (che Allah abbia misericordia di lui) riportò l’opinione unanime (Shahr Muslim, bab al-Jihad) secondo cui i vecchi tra i non-Musulmani possono essere uccisi se conoscono la strategia militare.

Ibn Qasim disse in Al-Hashiyat che: “vi è consenso unanime riguardo al fatto che tutto ciò che è applicabile agli strateghi è ciò che è applicabile ai combattenti nel Jihad. Questa opinione fu riportata da Ibn Taymiyyah (che Allah abbia misericordia di lui)”. Allo stesso modo, riferì da Ibn Taymiyyah che “chiunque assista un gruppo e i suoi aiutanti deve essere considerato parte di essi, che sia pro o contro di loro”.

3. La terza categoria è composta dai Musulmani, che non è lecito uccidere separatamente; ma quando essi sono mescolati agli altri in maniera tale che per uccidere gli uni si debbano uccidere anche gli altri, allora ciò è permesso, e questo è un caso simile a quello conosciuto come “Mas’alatut Tatarrus” (quando i non-musulmani avevano usato i Musulmani come scudi umani, e malgrado ciò vennero attaccati).

Perciò, tutto ciò che molti vanno ripetendo a vanvera sul caso delle “vittime innocenti” non è altro che l’effetto dell’occidente e dei suoi mass media, con il risultato che molta gente avventata ripete le parole e le espressioni dei nostri nemici, che sono in diretto contrasto con le espressioni della Shari’ah.

Non dobbiamo neppure dimenticare che ci è permesso trattare i non-musulmani allo stesso modo in cui essi ci trattano – e in ciò vi è una replica e una chiara prova per tutti coloro che ripetono le parole “vittime innocenti” – poiché Allah l’Altissimo ce l’ha ordinato. Tra i vari versetti ricordiamo:

…Aggredite coloro che vi aggrediscono… (Corano II. Al-Baqara, 194)

…coloro che si vendicano quando sono vittime dell’ingiustizia. La punizione di un male è un male identico… (Corano XLII. Ash-Shûrâ, 39-40)


Tra gli scritti dei Sapienti sulla permissibilità della vendetta:

Ibn Taymiyyah disse: “…è loro diritto mutilare. Perciò è loro diritto farlo come vendetta e come modo di ripagare con la stessa moneta, oppure possono rinunciare, ma la pazienza è migliore. Ciò nel caso in cui la mutilazione non porterebbe ad una vittoria nel Jihad, e non sia la vendetta di un male identico subito da essi (i nemici); ma quando la mutilazione potrebbe spingerli ad accettare la fede o ad ammonirli contro ulteriori aggressioni, allora – in questo caso – è parte del Jihad raccomandato e verrà retribuito” (citato da Ibn Muflih in Alfuru’, vol. 6 pag. 218).

Altrimenti, chiunque sostenga che vi erano “vittime innocenti” senza operare alcuna differenziazione tra le categorie, dovrebbe accettare che il Profeta (s) e i suoi Compagni (r) e coloro che li seguirono vengano accusati di aver ucciso anch’essi “vittime innocenti”, secondo questo ragionamento! Perché il Profeta (s) usò la catapulta nella sua guerra contro Ta’if, ed è nella natura stessa della catapulta il fatto di non poter differenziare (tra le vittime). Similmente, il Profeta (s) uccise tutti coloro[4] che avevano raggiunto l’età della pubertà tra i Giudei dei Bani Quraydah, senza differenziare tra loro. Ibn Hazm, commentando l’hadith: “I Banu Quraydah vennero posti (in fila) dinanzi al Profeta (s), ed egli ordinò di uccidere tutti coloro che avessero raggiunto l’età della pubertà”, disse: “Questo è il decreto generale (emesso) dal Profeta (s), dato che egli non tralasciò né un vecchio, né un mercante, né un agricoltore né qualsiasi altra persona; ciò fu riportato con un Ijma’ autentico” (Al-Muhalla, vol. 6, pag. 299).

Ibn al-Qayyim (che Allah l’Altissimo abbia misericordia di lui) disse in “Zadul Ma’ad”: “Fa parte della guida (del Profeta (s)) che ogni qualvolta egli stipulava un patto con una popolazione, e questa lo violava, o qualcuno tra essi lo violava, e gli altri lo appoggiavano e lo accettavano, egli (s) combatteva tutti loro, e li considerava tutti colpevoli della violazione del patto. Così fece con i Banu Quraydah e i Banu Nadhir e i Banu Qaynuqa’, e così trattò la popolazione di Makkah. Perciò è Sunnah comportarsi in questo modo nei confronti di chi tradisce i propri impegni”.
Similmente, disse: “Ibn Taymiyya ha stabilito sicuramente che i Cristiani dell’oriente dovessero essere combattuti quando assistettero i nemici dei Musulmani contro di essi, e li aiutarono con denaro e armi, anche se non ci avevano combattuti (direttamente). Considerò che essi avessero tradito il patto, così come fecero i Quraysh durante la vita del Messaggero di Allah (s), quando aiutarono i Banu Bakr ibn Wa’il a combattere coloro che erano alleati con il Profeta (s)”.

In conclusione, tutti noi sappiamo che l’occidente non-musulmano, e specialmente l’America, hanno colto definitivamente questa opportunità, utilizzandola in proprio favore, e attraverso nuove ingiustizie contro i Musulmani in Afghanistan e Palestina, Cecenia e altre aree, dovunque le possano commettere. E cercheranno di sradicare il Jihad e coloro che vi sono impegnati, ma ciò non potrà mai accadere. E faranno ciò in nome della lotta contro il terrorismo; e partiranno e combatteranno i nostri fratelli nella fede, i Talibani, la Nazione Islamica dell’Afghanistan, l’unica nazione che abbia dato riparo ai genuini Mujahidin, assistendoli nel momento in cui tutti li avevano dimenticati, e che non si è mai lasciata schiacciare dalle nazioni occidentali non-musulmane.

Dunque, è obbligatorio assistere questa nazione Islamica nel Jihad, con qualsiasi mezzo a nostra disposizione, poiché Allah l’Altissimo dice:

I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri… (Corano IX. At-Tawba, 71)

…Aiutatevi l’un l’altro in carità e pietà… (Corano V. Al-Mâ’ida, 2)

Dunque, è obbligatorio (per tutti i Musulmani) assisterli con il proprio denaro e le proprie persone, e diffondendo informazioni, attraverso i mass media, difendendo loro e il loro onore e la loro immagine pubblica; e attraverso preghiere rivolte ad Allah (SWT) perché li soccorra, perché possano vincere il nemico e possano rimanere saldi.

E così come abbiamo detto che è obbligatorio per tutti i Musulmani aiutare i Talibani, è altrettanto obbligatorio per i Governi Musulmani, specialmente quelli dei Paesi confinanti, assisterli nella lotta contro il Kufr dell’occidente.

E tutti devono sapere che assistere i Talibani significa lottare per la nostra religione, e in questo modo l’aiuto verrà dato ai Mujahidin[5]. Mentre assistere i kuffar contro di essi sarebbe un modo di dimostrare amicizia (alleanza) e sostegno nei confronti dei kuffar, cosa contro cui Allah l’Altissimo ci ha messi in guardia:

O credenti, non prendetevi per alleati il Mio nemico e il vostro, dimostrando loro amicizia… (Corano LX. Al-Mumtahana, 2)

Certamente verrà registrato dalla storia se questi Paesi tradiranno i loro fratelli, e ciò rimarrà come un marchio infamante su di loro e sui loro popoli per sempre!!

Allo stesso modo, questi Paesi dovrebbero fare attenzione, perché se rifiuteranno di aiutare i loro fratelli e si alleeranno col nemico per attaccarli, allora Allah (SWT) li colpirà con i Suoi disastri naturali e con terribili calamità, come punizione e castigo. Il Profeta (s) disse che un Musulmano è il fratello di un altro Musulmano, non deve abbandonarlo né tradirlo…
Ed è riportato in un Hadith Qudsi: “Allah (SWT) ha detto: “Chiunque dichiari guerra ad un mio Wali (Alleato) Mi avrà dichiarato guerra…”". Il Profeta (s) disse inoltre: “Chiunque lascia che un Musulmano venga umiliato mentre avrebbe potuto assisterlo, Allah (SWT) lo umilierà di fronte all’intera creazione nel Giorno del Giudizio” (Ahmad).
E vogliamo ricordare al Governo Pakistano che lasciare che gli Americani, i nemici dei Musulmani, utilizzino il suo suolo non è affatto una dimostrazione di saggezza, perché ciò consentirà all’America di scoprire i suoi segreti, e di conoscere la posizione del suo potere nucleare con assoluta precisione, poiché ciò è qualcosa che terrorizza l’occidente. E ciò consentirà agli Americani di dare la possibilità agli Ebrei di attaccare gli impianti nucleari pakistani, così come venne fatto in precedenza con quelli irakeni. E come può il Pakistan avere fiducia nell’America?… Penso sinceramente che le personalità ragionevoli in Pakistan non potranno lasciare che accada, per non menzionare i bravi Musulmani che non potranno mai accettare tutto ciò e non incroceranno mai le braccia per rimanere a guardare il loro Paese che si arrende ai nemici di ieri.
Preghiamo Allah l’Altissimo perché Egli venga in soccorso della Sua Religione e innalzi la Sua Parola, ed esalti l’Islam, i Musulmani e i Mujahidin, e distrugga l’America e i suoi seguaci e tutti coloro che li assistono. In verità, Egli ha questo Potere ed è Capace di fare tutto ciò.
Che la Pace e le Benedizioni di Allah siano sul nostro Profeta Muhammad, su tutta la sua Famiglia e su tutti i suoi Compagni.

note:
[1] Allusione a quegli Ebrei che vennero trasformati da Allah l’Altissimo come punizione per aver violato il comandamento del Sabato (vedi Corano II, 65; V, 60; VII, 166)
[2] un’arma che veniva impiegata nelle battaglie per attaccare il campo nemico fortificato – distrugge tutto ciò che colpisce, senza la possibilità di mirare esattamente.
[3] La fatwa è stata emessa prima dell’inizio dei bombardamenti contro l’Afghanistan dell’ottobre 2001, quando già il Paese era però sottoposto all’embargo.
[4] Tra i maschi
[5] quelli VERI, non certo quelli dell’Alleanza del Nord, che vengono sempre definiti “mujahidin” dai mass media occidentali per confondere ulteriormente poveri Musulmani sprovveduti

 

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


Alcune persone si basano sul seguente hadîth per autorizzare il raggruppamento di alcune preghiere senza ragioni particolari:
Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) riferì: “A Madinah, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) riunì le due preghiere dello zuhr e dell’ ‘asr, e quelle del maghrib e dell’ ‘ishâ’, sapendo che non vi era nessun pericolo né pioggia”.
Secondo una versione di Waki’: “Chiesi a Ibn ‘Abbâs: “Perché fece questo?”, ed egli mi rispose: “Per non porre in difficoltà la sua comunità”.” (Sahîh Muslim, cap. IV – Del fatto di riunire due preghiere quando ci si trova in città (nel luogo di residenza)).

Tuttavia, come ha spiegato lo shaykh Bin Bâz (rahimahulah) (Majmû’ Fatawâ, vol. 12, pag. 303): “Vi è Ijmâ’ (consenso) tra i Sapienti riguardo al divieto di raggruppare le preghiere senza valide ragioni”.

Infatti, il Corano, così come gli ahadîth autentici dimostrano che è obbligatorio compiere le 5 preghiere nel loro tempo fissato, e che non è permesso raggruppare la preghiera dello zuhr con l’ ‘asr e quella del maghrib con l’ ‘ishâ’ senza una scusa shar’i (sharaitica, legale), come la malattia, il viaggio, la pioggia, ecc…
Gli orari delle 5 preghiere sono stati mostrati al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) da Jibrîl (Gabriele, pace su di lui), come riferito in un lungo hadîth riportato da Jabir ibn ‘Abdullah (radiAllahu ‘anhu) e autentificato dallo shaykh Albani (rahimahullah), in Sunan an-Nisa’i (n° 526) e Sunan Tirmidhi (n° 150).

Questo hadîth, come molti altri, dimostra che l’ora di ciascuna preghiera si situa tra due limiti ben determinati. Ecco perché in condizioni normali non è permesso compiere una salat prima o dopo il lasso di tempo che rappresenta la sua ora stabilita.
A questo proposito, Allah (‘azza waJalla) dice:

فَأَقِيمُوا الصَّلَاةَ إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…eseguite la Salat, poiché in verità, per il credente, l’orazione è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

As-Sa’adi (rahimahullah) (Tayassir al-Karim Rahman fi Tafsir Kalam al-Mannan, pag. 199) spiega questo versetto dicendo: “Ciò prova che la Salat ha un tempo (ben determinato) e che la preghiera non è valida se non (è compiuta) nel suo tempo appropriato”.

Ibn Kathîr (rahimahullah) nel suo Tafsîr, spiega: “Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) spiega che ciò significa obbligatorio. Ha detto anche che la preghiera ha un tempo fisso così come il pellegrinaggio. Questa opinione è condivisa da Mujâhid, Salim ibn ‘Abdillah, ‘Ali ibn al-Husayn, Muhammad ibn ‘Ali, As-Sudî”.

In quanto all’hadîth riportato da Muslim, da Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), secondo cui il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) raggruppò lo zuhr con l’ ‘asr, e il maghrib con l’ ‘ishâ’, quando si trovava a Madinah:
I Sapienti affermano che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non realizzò tale raggruppamento senza motivo; la base di questa affermazione riposa in particolare sul fatto che numerose prove tratte dal Corano e dalla Sunnah dimostrano la proibizione di raggruppare le preghiere prescritte senza scuse valide, ma anche perché Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) rispose – quando lo interrogarono su questa azione del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Per non porre in difficoltà la sua comunità”.

An-Nawawî (rahimahullah) (Sharh Muslim, vol. 3) riferisce che i Sapienti hanno avanzato diversi motivi riguardo al Jam’ del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam):

- Alcuni Sapienti hanno affermato che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) ha proceduto a questo raggruppamento a causa della pioggia, poiché in effetti in caso di forte pioggia il raggruppamento delle preghiere è permesso. Ma questa affermazione non è autentica, poiché in una delle due versioni dell’hadîth che abbiamo citato in precedenza, troviamo: “…sapendo che non vi era nessun pericolo né pioggia”.

- Altri Sapienti ritengono che non si sia trattato di un raggruppamento reale (Jam’ Haqiqi), ma piuttosto di un raggruppamento apparente (Jam’ Sûri) delle due preghiere.

Ciò significa che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) avrebbe ritardato la prima preghiera finché restasse (appena) il tempo sufficiente per compierla prima della fine del suo tempo, e l’avrebbe compiuta in quel momento. Dopodiché, avrebbe pregato la seconda salât all’inizio del tempo di questa. Questo modo particolare sarebbe poi stato designato come un Jam’ delle due preghiere (nonostante fosse un raggruppamento solo apparente).

- Infine, un altro gruppo di Sapienti afferma che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) raggruppò le preghiere a causa di una malattia o di una scusa simile, tra quelle che permettono (legalmente) il raggruppamento, allo scopo di sollevare dalla difficoltà la sua comunità.

Questi Sapienti si basano su questo hadîth per dimostrare il permesso di compiere il Jam’ in caso di malattia o in caso di una difficoltà che impedisca di realizzare la preghiera all’ora giusta.

Quest’ultima opinione è senza dubbio la più autentica, e si tratta del punto di vista dell’Imâm an-Nawawî e dell’Imâm Ahmad ibn Hanbal (che Allah abbia misericordia di loro). Tra i contemporanei, è l’opinione adottata in particolare da shaykh Ibn Bâz e shaykh Salih al-’Uthaymîn (che Allah abbia misericordia di loro).

Shaykh Bazmul disse riguardo all’hadîth di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu):
“(…) È stato confermato secondo Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) che (una volta) il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) a Madinah raggruppò la preghiera dello zuhr con quella dell’ ‘asr, e quella del maghrib con quella dell’ ‘ishâ’, nonostante non vi fosse né timore né pioggia. E quando venne chiesto a Ibn ‘Abbâs quale fosse la ragione per cui il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva fatto ciò, rispose: “Per non porre in difficoltà la sua comunità”. I Sapienti hanno spiegato: questo hadîth dimostra che è permesso al Musulmano che incontri una difficoltà che gli impedisca di compiere la preghiera nel tempo prescritto, di raggruppare lo zuhr e l’ ‘asr, e il maghrib e l’ ‘ishâ’, ma a condizione che ciò non diventi un’abitudine (ossia deve trattarsi di una cosa eccezionale).
Dunque è permesso al Musulmano che si trovi dinanzi ad una (reale) difficoltà che gli impedisca di compiere la preghiera nel suo tempo di procedere al raggruppamento, ma a condizione che non faccia di ciò un’abitudine (…)”.
(fonte: http://majid.assalam.free.fr/Bazmoul_stains.htm Domande-Risposte, lezione n° 2).

Questa opinione è anche quella di Ibn Sirin, di alcuni compagni di Malik e Shafi’i, ed è l’opinione adottata da Ibn Mundhiri e da un gruppo tra la gente dell’Hadîth; questi Sapienti pongono due condizioni perché la persona possa raggruppare la preghiera dello zuhr con quella dell’ ‘asr, e quella del maghrib con quella dell’ ‘ishâ’:

1. Che vi sia una ragione valida che impedisca alla persona di compiere la preghiera nel suo tempo prescritto.
2. Che ciò avvenga a titolo eccezionale; ciò significa che la persona non dovrà fare di questa pratica un’abitudine (Sharh Muslim dell’Imâm An-Nawawî, vol. 3).

Fawa’îd:

- È permesso di procedere al Jam’ in caso di malattia (es. Metrorragia, difficoltà di purificarsi per ogni preghiera…), di viaggio, di pioggia e di un (reale) bisogno (Sharh Siffat Salat Nabî dello shaykh Bazmul)

- Il permesso di raggruppare le preghiere non si applica che per la preghiera dello zuhr con quella dell’ ‘asr e quella del maghrib con quella dell’ ‘ishâ’ (Sharh ‘Umdatu-l-Ahkâm, vol. 1 di Ibn Salih al-Bassam)

- La persona può compiere il raggruppamento delle preghiere nel tempo dell’una o dell’altra preghiera. Se compie il raggruppamento nel tempo della prima preghiera, ciò è denominato Jam’ Taqdim, se lo compie nell’ora della seconda preghiera ciò è denominato Jam’ Ta’khir (Sharh Zad al-Mustaqana, vol. 1 di shaykh ‘Uthaymîn).

Molte persone hanno interpretato male l’hadîth di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), ritenendo che si potessero raggruppare le preghiere senza motivo.
E altre persone, soprattutto durante l’estate, periodo in cui l’ora della preghiera dell’ ‘ishâ’ è molto tardi, pensano che sia loro permesso di raggruppare la preghiera del maghrib con quella dell’ ‘ishâ’ durante tutta l’estate, col pretesto che lavorano presto al mattino oppure che non possono pazientare fino all’ora della salât, ecc…

Ora, ciò non è corretto, poiché i Sapienti non hanno menzionato il fatto che l’ora della salât sia tardiva come un motivo che permetta di raggruppare le preghiere.

A questo proposito, una persona chiese una fatwa a Lajna Da’ima (il Comitato permanente per le fatawâ), all’epoca presieduta dallo shaykh Ibn Bâz (rahimahullah), domandando se la gente che viveva in Europa poteva raggruppare la preghiera del maghrib con quella dell’ ‘ishâ’, dato che la sua ora era molto tardi, e il tempo del fajr era molto presto, e i loro figli non potevano pazientare fino al momento di compiere la salât della notte (‘ishâ’).
Il Comitato rispose dicendo:

“Malgrado (le ragioni) che avete menzionato, non vi è permesso anticipare la preghiera dell’ ‘ishâ’, (riunendola) col maghrib. È obbligatorio compiere la preghiera dell’ ‘ishâ’ dopo la scomparsa di “shafaq”. Conviene al Musulmano di pazientare e di sperare nella ricompensa di Allah in tutto ciò, conformemente alla Parola di Allah (‘azza waJalla):

إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…In verità, per il credente, la salât è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

Così come la generalità degli ahadîth autentici riportati dall’Inviato di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) che dimostrano il tempo (prescritto) per le preghiere”
(fonte: Majmû Fatawâ Lajna Da’ima, vol. 8 pag. 132)

Perché non raggruppare le preghiere?

Domanda:

Perché non raggruppare le preghiere? So che il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) le raggruppò così come le separò. Perché il giorno di ‘Arafat le raggruppiamo… allora perché non fare lo stesso gli altri giorni?

Risposta:

La Lode spetta ad Allah.

La sua domanda è molto grave, poiché implica tutte le disposizioni religiose. Infatti, si potrebbe dire: perché essere obbligati a digiunare un mese completo? Perché non digiunare dei giorni isolati, ripartiti tra i vari mesi dell’anno?… Perché effettuare il pellegrinaggio in un periodo determinato, in modo tale da provocare la calca? Perché non permettere alla gente di recarsi in pellegrinaggio nel corso di tutto l’anno?… E si potrebbero porre numerose altre domande, che sarebbero obiezioni sollevate davanti al Giudizio di Allah… O fratello! Sappia che Allah l’Altissimo dice:

إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…In verità, per il credente, la salât è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

Ossia a delle ore (determinate). Comprenda ciò che abbiamo appena detto. Chiedo ad Allah di guidarla e di dirigerla.

Shaykh Saad al-Humayd

L’Islâm consiste nel sottomettersi ad Allah l’Altissimo e a non opporsi al Suo Giudizio. Poiché Allah l’Altissimo dice:

وَمَا كَانَ لِمُؤْمِنٍ وَلَا مُؤْمِنَةٍ إِذَا قَضَى اللَّهُ وَرَسُولُهُ أَمْرًا أَنْ يَكُونَ لَهُمُ الْخِيَرَةُ مِنْ أَمْرِهِمْ

Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro… (Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 36)

Dice ancora (‘azza waJalla), a proposito degli orari delle preghiere:

إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…In verità, per il credente, la salât è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

La rivelazione divina ha stabilito i tempi delle cinque preghiere con la parola e con l’atto, e il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) li ha applicati durante tutta la sua vita, poiché non raggruppava le preghiere se non in caso di viaggio o di difficoltà (costrizione).

Vorremmo attirare la vostra attenzione sul fatto che taluni innovatori sostengono il raggruppamento delle preghiere dello zuhr e dell’ ‘asr da una parte, e quelle del maghrib e dell’ ‘isha’ dall’altra, (anche) in caso di soggiorno e senza nessuna scusa (particolare). Non fidatevi di loro. Non state in loro compagnia e non li ascoltate. State in guardia, perché non rendano la pratica della vostra religione troppo difficile. Chiediamo ad Allah di assistervi e di guidarvi.

Islam Q&A (http://www.islam-qa.com/)


Raggruppare due preghiere a causa del lavoro

Domanda:

(Una persona) chiede: Qual è il suo punto di vista riguardante colui che raggruppa la preghiera dello zuhr con quella dell’ ‘asr a causa del lavoro, dichiarando di aver sentito uno shaykh in uno dei canali satellitari emettere un fatwa (che permette ciò)?

Risposta:

Chiediamo ad Allah la Sua protezione! Ciò fa parte dei grandi peccati, (ossia) riunire le preghiere senza motivi (validi).

(fonte: Fatwa dello shaykh Ar-Rajahi)

Il raggruppamento delle preghiere

Domanda:

Nobile shaykh, da alcuni anni la gente della mia moschea raggruppa salâtu-l-maghrib e salâtu-l-’ishâ’ durante l’estate. Il loro argomento è che l’ora dell’ ‘ishâ’ è tardiva, e ciò reca pregiudizio alle persone anziane e a coloro che lavorano l’indomani. Praticano ciò per un mese, anche di più, e adducono come prova l’hadîth di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu): “A Madinah, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) riunì le due preghiere dello zuhr e dell’ ‘asr, e quelle del maghrib e dell’ ‘ishâ’, sapendo che non vi era nessun pericolo né pioggia”.
E nella versione di Waki’: “Chiesi a Ibn ‘Abbâs: “Perché fece questo?”, ed egli mi rispose: “Per non porre in difficoltà la sua comunità”.”
Sapendo che l’estate si avvicina e che ricominceranno ad agire in questo modo, è permesso raggruppare le due preghiere per le ragioni precedentemente citate, e di seguirli in questo, e ciò per un mese o più? La loro comprensione dell’hadîth è corretta? Potrebbe fornirci la spiegazione corretta di questo hadîth e indicarci ciò che è permesso o proibito fare in questo caso? BarakAllahu fikum!

Risposta dello shaykh Radjihi:

Questo è un atto sbagliato. Il raggruppamento delle due Salât senza ragione valida fa parte dei grandi peccati: riunire salâtu-l-maghrib con salâtu-l-’ishâ’ senza scuse fa parte dei grandi peccati, poiché Allah Ta’ala dice:

إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…In verità, per il credente, la salât è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

Ciò significa che esse devono obbligatoriamente essere compiute negli intervalli di tempo stabiliti. Ed è stato autentificato che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) diresse la Salât un giorno all’inizio del suo intervallo di tempo, e il secondo giorno alla fine di questo intervallo, ma mantenendosi entro l’orario prescritto. Non è dunque permesso all’orante di raggruppare due preghiere a meno che non disponga di una scusa, come il viaggiatore o il malato. Può anche raggruppare al-maghrib e al-’ishâ’ se vi sia nella sua regione una forte pioggia, un grande freddo o vento forte, o fango nelle strade, come evocò Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu): “Pregate nei vostri appartamenti se il fango raggiunge le vostre ginocchia”.

In quanto all’hadîth di Ibn ‘Abbâs (che Allah sia soddisfatto di lui), che evocò che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) riunì al-maghrib e al-’ishâ’ senza che vi fossero paura o impedimenti particolari, è menzionato nelle Sunan di An-Nisa’i ciò che prova che tale raggruppamento non fosse che apparente. Egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) in effetti ritardò il compimento dello zuhr fino (quasi) alla fine del suo orario, in modo tale da terminare le 4 raka’at dopo il termine del tempo prescritto. Così, dopo il compimento di queste 4 raka’at che lo fecero uscire dall’orario (della prima preghiera), pregò immediatamente le 4 raka’at dell’ ‘asr all’inizio del loro intervallo di tempo. Allo stesso modo, ritardò al-maghrib fino (quasi) alla fine del suo tempo, e dopo aver pregato queste 3 raka’at, essere uscito dall’orario del maghrib ed essere entrato nel tempo dell’ ‘ishâ’ pregò le 4 raka’at dell’ ‘ishâ’ all’inizio del tempo prescritto (per quest’ultima preghiera).

Questo raggruppamento apparente fu effettuato per ragioni ben precise, ed egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non lo fece che una sola volta a Madinah. Inoltre, i versetti, i testi e le prove menzionanti il fatto di compiere la Salât nel tempo impartitole sono senza equivoco, mentre questo hadîth può prestarsi all’interpretazione. E non vi è che la gente dal cuore malato che si attacca ai testi soggetti ad interpretazione rigettando i testi senza equivoco. Allah (subhânaHu waTa’ala) dice:

فَأَمَّا الَّذِينَ فِي قُلُوبِهِمْ زَيْغٌ فَيَتَّبِعُونَ مَا تَشَابَهَ مِنْهُ ابْتِغَاءَ الْفِتْنَةِ وَابْتِغَاءَ تَأْوِيلِهِ

Coloro che hanno una malattia nel cuore, che cercano la discordia e la (scorretta) interpretazione, seguono quello che è allegorico… (Corano III. Âl-’Imrân, 7)

In quanto a coloro che sono radicati nella scienza, riportano i testi chiari allo scopo di comprendere i testi che potrebbero prestarsi ad equivoco.
Riguardo all’hadîth che evoca ciò che accadde a Madinah, la sua interpretazione deve farsi tramite testi senza equivoco, così diremo che egli (pace e benedizioni di Allah su di lui) agì così in modo eccezionale, gli accadde qualcosa di particolare a Madinah, e per questo raggruppò le due preghiere. Non lo fece che una sola volta a Madinah, ed è menzionato nelle Sunan di An-Nisa’i che questo raggruppamento non fu che apparente, mentre ogni preghiera venne in effetti compiuta nel suo tempo; in apparenza furono raggruppate, ma nei fatti ciascuna fu compiuta nel suo orario.

Non è dunque permesso a costoro di raggruppare le loro preghiere, devono temere Allah (‘azza waJalla) e compiere ciascuna Salât nel suo orario, salvo in caso di pioggia, vento, freddo intenso o fango, e unicamente in tali casi, così come fece il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam). Egli non fece ciò (il raggruppamento menzionato dall’hadîth) che una sola volta, per un caso particolare, e non bisogna che la gente si attacchi a dei fatti soggetti ad interpretazione per tralasciare ciò che è senza equivoco. I testi sono effettivamente chiari: il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) pregò nel corso di tutta la sua vita ciascuna salât in orario, salvo una sola volta, per delle ragioni precise.
Come possiamo allora tralasciare una cosa che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) compì per tutta la sua vita, quando esistono dei testi che dimostrano l’obbligo di compiere la salât in orario:

إِنَّ الصَّلَاةَ كَانَتْ عَلَى الْمُؤْمِنِينَ كِتَابًا مَوْقُوتًا (103)

…In verità, per il credente, la salât è un obbligo in tempi ben determinati (Corano IV. An-Nisâ’, 103)

Ciò significa che essa è stata prescritta in intervalli di tempo stabiliti. Vi è anche l’hadîth di Jibrîl che menziona l’obbligo di compiere ciascuna Salât tra i due intervalli. Come tralasciare questi testi chiari per adottare un testo soggetto ad equivoco, che mostra come egli (sallAllahu ‘alayhi waSallam) lo fece una sola volta nella vita, e per delle ragioni precise?

L’allievo domanda:

Quali erano le loro ragioni per aver ritardato la Salât?

Shaykh Radjihi:

Alcuni Sapienti hanno detto che fece ciò per una causa, una cosa eccezionale che accadde e che gli fece raggruppare le preghiere.

I sapienti hanno portato un esempio concreto: per qualcuno che scavi un pozzo nella pietra, discenda nel pozzo prima dello zuhr e non ne esca che verso la fine della giornata. Scaverà tutta la giornata, e non potrà risalire, per continuare a scavare, non ne avrà il tempo. In questo caso, costui può risalire dopo (che sia entrata) l’ora (dell’ ‘asr) e raggruppare le due preghiere (zuhr e ‘asr), ecco un caso eccezionale che rientra nelle parole di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu): “Per non porre in difficoltà la sua comunità”.
In effetti, scavare il pozzo è un dovere per la persona, e nella pietra… ciò necessita di molto tempo: discendere nel pozzo, scavare, poi risalire, compiere salâtu-z-zuhr… poi ridiscendere: ciò richiederebbe molto tempo e lo porrebbe in difficoltà, dunque si tratta di un caso eccezionale, che rientra nelle parole di Ibn ‘Abbâs.
Ma che queste persone, residenti nel loro paese, raggruppino le due preghiere del maghrib e dell’ ‘ishâ’ senza ragione, e ciò per tutta l’estate, ciò è un errore ed è considerato come un grande peccato e contrario ai testi.

Una persona presente domanda il giudizio riguardante la preghiera così effettuata.

Risposta dello shaykh:

Riguardo alla preghiera (così effettuata): se si tratta di un jam’ taqdim (compiere maghrib all’ora giusta e subito dopo compiere ‘ishâ’) occorre rifare la preghiera (dell’ ‘ishâ’), poiché è una preghiera che non è compiuta in orario, ma se è un jam’ takhir (fare il maghrib più tardi, quando è già il tempo dell’ ‘ishâ’), allora non si recupera la (prima) preghiera (ossia la preghiera del maghrib è persa).

(fonte: domanda posta allo shaykh ‘Abd al-’Azîz ar-Radjihi (che Allah lo protegga) il mercoledì 4 del mese di Rabi-l-Awwal 1426 H (13 aprile 2005 d.C.).)

dal forum Ansâr al-Haqq
jazahAllahu khayran alla sorella Umm Assia

 

بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


Esaminando le condizioni di vita dei mistici e degli asceti, posso constatare che esse sono, per la maggior parte, in contraddizione con la Legge rivelata, sia perché queste persone ssono ignoranti, sia perché si abbandonano a delle innovazioni del tutto personali. Si basano su versetti coranici di cui non comprendono il senso e soprattutto su degli ahadîth che sono stati inventati apposta, e la maggior parte dei quali è inaccettabile.

Così, essi ascoltano i versetti:

وَمَا الْحَيَاةُ الدُّنْيَا إِلَّا مَتَاعُ الْغُرُورِ (185)

…la vita terrena non è che ingannevole godimento (Corano III. Âl-’Imrân, 185)

e

اعْلَمُوا أَنَّمَا الْحَيَاةُ الدُّنْيَا لَعِبٌ وَلَهْوٌ وَزِينَةٌ

Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza… (Corano LVII. Al-Hadîd, 20)

Poi, sentono riportare l’hadîth: “Questo mondo non vale, per Allah, più di una pecora morta per la gente che ci vive”.

Si mostrano allora eccessivi nel loro rifiuto del mondo, e ciò senza averne esaminato la realtà profonda. In effetti, finché non si conosca la realtà di una cosa, non è permesso né di biasimarla né di lodarla.
Così, quando studiamo questo basso mondo, constatiamo che di questa vasta terra che è stata resa il luogo di soggiorno delle creature, esse traggono il loro nutrimento, e che vi sotterrano i loro morti. Una cosa che offra tali vantaggi non può essere biasimata.
Sappiamo anche che tutto ciò che vi è sulla terra: acqua, piante, animali, è utile all’essere umano e racchiude le condizioni della sua sopravvivenza. E sappiamo che questa è essa stessa un mezzo per conoscere Allah (‘azza waJalla), per obbedirGli e per servirLo. È dunque chiaro che tutto ciò che permette l’esistenza di un essere che giunga alla conoscenza di Allah (‘azza waJalla) e Lo adori, debba essere approvato e non condannato.

Da ciò, è evidente per noi che il biasimo non debba applicarsi che alle azioni dell’uomo che ignori Allah o che Gli disobbedisca in questa vita immediata. Ma se si guadagnino delle ricchezze lecite e si versi la zakât, non si deve essere rimproverati.

Sappiamo ciò che hanno lasciato alla loro morte Zubayr, Ibn ‘Awf, e altri (che Allah sia soddisfatto di loro). L’appannaggio di ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) era di 40.000 dinâr, Ibn Mas’ûd (radiAllahu ‘anhu) ha lasciato 90.000 dinâr in eredità; Layth ibn Sa’d aveva una rendita annuale di 20.000 dinâr, Sufyân (ath-Thawrî) possedeva del denaro da investire nel commercio, e Ibn Mahdî aveva una rendita annua di 2.000 dinâr.

E anche quando l’uomo si sposi spesso e abbia numerose concubine, ciò non può essergli rimproverato: il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) aveva diverse mogli e concubine, e la maggior parte dei Sahâba (radiAllahu ‘anhum) ne avevano altrettante, o anche di più. ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) aveva quattro spose di condizione libera e diciassette concubine-madri[1], e suo figlio al-Hasan (radiAllahu ‘anhu) sposò circa quattrocento donne.

Se ci si sposa per avere dei figli, questa è la forma più perfetta della devozione, e se è per ricercare il piacere e la gioia, la Legge lo autorizza. Il matrimonio permette, in effetti, di dedicarsi a innumerevoli atti di devozione e, in particolare, di preservare la propria purezza così come quella della propria sposa.

Mûsâ (Mosè, pace su di lui) passò dieci anni della sua nobile vita a raccogliere la dote della figlia di Shu’ayb. Se il matrimonio non avesse costituito una pratica eccellente, i Profeti non vi avrebbero consacrato una gran parte del loro tempo.

Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) diceva: “I migliori di questa Ummah sono coloro che hanno più mogli”, e aveva dei rapporti con una delle sue concubine, e subito dopo ne andava a trovare un’altra.
La concubina di Rabi’ ibn Khaytham diceva di quest’ultimo che praticava il coito interrotto.

Per ciò che concerne il cibo, ci aspettiamo che esso fortifichi il nostro corpo per il servizio di Allah (subhânaHu waTa’ala). È un dovere, quando si possiede una cammella, di essere buoni nei suoi confronti, affinché ci possa portare. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) mangiava ciò che gli veniva presentato, anche se si trattava di carne, e amava il pollo. Ma ciò che preferiva erano i dolci e il miele. Non è stato riferito, al suo riguardo, che egli (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) si sia mai privato di un alimento autorizzato.

Venne portato, un giorno, ad ‘Alî (radiAllahu ‘anhu), un dolce al miele (fâlûdhaj); ne mangiò, poi chiese cosa fosse. “È il capodanno persiano (nawrûz)!”, gli risposero. “Sarà il nostro capodanno tutti i giorni!”.

Ciò che è proibito, è mangiare ancora, dopo che ci si sia saziati, e vestirsi in modo vano e insolente. Tuttavia, alcuni uomini si sono accontentati di meno di ciò, poiché non si può mai, nel quadro di ciò che è semplicemente lecito, raggiungere la soddisfazione totale delle proprie aspirazioni. Tuttavia, il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) portò un mantello che gli era stato acquistato per ventisette cammelli, e Tamîm ad-Darî (radiAllahu ‘anhu) possedeva un mantello che era costato 1.000 dirhâm, avvolto nel quale pregava di notte.

In seguito sono giunte delle persone che hanno finto di rinunciare al mondo, e che hanno scoperto una dottrina che la passione ha fatto loro sembrare bella, e che in seguito si sono sforzati di giustificare. Ma conviene piuttosto obbedire al segno, invece che seguire una via per poi – successivamente – cercarne il segno indicatore.

Si sono divisi in varie categorie: alcuni, che hanno un contegno affettato, sono interiormente dei veri leoni rognosi. Lasciandosi andare alla concupiscenza nella solitudine, e gustando i piaceri, si mostrano agli altri, coi loro modi, come dei mistici che hanno rinunciato al mondo. Degli asceti, non hanno che la tunica, e quando si osservi il loro comportamento, si può vedere che hanno la tracotanza di Faraone!

Altri, conducono una vita interiore sana, ma sono ignoranti della Legge.

Ve ne sono poi altri che insegnano e compongono: gli ignoranti li prendono per guide della loro dottrina, e sono allora come dei ciechi che seguono un cieco.
Ma se tutti costoro avessero esaminato da vicino lo stato in cui sono vissuti il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e i suoi Sahâbah (radiAllahu ‘anhum), non si sarebbero sviati. In effetti, certi uomini che hanno scoperto la verità, non si sono lasciati influenzare da personalità note. Al contrario, quando queste ultime si allontanavano dalla Legge, le coprivano di rimproveri.
Si riporta, a proposito di Ibn Hanbal (rahimahullah), che al-Marwazî gli chiese un giorno: “Qual è la tua opinione sul matrimonio?”.
“La Sunnah del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam)”, rispose.
L’altro continuò: “Ibrâhîm (ibn Adam) ha detto…”; ma Ibn Hanbal esclamò: “Lasciamo queste inezie!…”.
Qualcun altro gli disse: “Sarî as-Saqatî ha detto: Quando Allah creò le lettere, l’alif si mise in piedi e la bâ’ si inginocchiò”. Ma egli esclamò: “Gli uomini l’hanno sfuggito!”.

Sappi dunque che l’uomo che ha scoperto la verità non si lascia impressionare da un grande nome.
Così, qualcuno chiese ad ‘Alî (radiAllahu ‘anhu): “Pensi che dovremmo ritenere che Talha e Zubayr (radiAllahu ‘anhum) fossero nell’errore?”. Egli rispose: “Non è agli uomini che si riconosce la verità. Riconosci la verità, riconoscerai coloro che la praticano!”.
Per Allah, nelle anime si è incisa una tale ammirazione per certi uomini, che qualsiasi cosa venga riportata da loro, colui che ignora la Legge l’accetta spontaneamente.

Si riporta da Abû Yazîd (al-Bistamî): “Poiché la mia anima mancava d’energia e si sottraeva ai suoi doveri, giurai di non bere acqua per un anno!”. Ciò, se l’ha fatto davvero, è un errore molto grave, un peccato abominevole, poiché l’acqua fa penetrare il cibo nell’organismo e nulla può sostituirla. Non bevendo, ha nuociuto al suo corpo. Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), in quanto a lui, apprezzava molto l’acqua.
Come possiamo considerare una tale azione come quella di un uomo cosciente del fatto che la sua anima non gli appartiene, e che egli non ha il diritto di disporne se non con il permesso del suo Signore?

Così, si riporta che un sufi raccontò: “Mi recai a Makkah a piedi nudi, per provare il mio totale abbandono ad Allah. Le spine mi entravano nei piedi, allora li trascinavo per terra senza alzarli. Indossavo un saio con cui mi sfregavo l’occhio quando mi faceva male, ed è così che ho perso un occhio”.
Gli esempi di questo genere abbondano, e i predicatori che si rivolgono al popolo nelle strade li assimilano talvolta a miracoli e li offrono all’ammirazione del volgare, che così si immagina che l’uomo che abbia compiuto tali imprese sia superiore all’Imâm Shafi’i e all’Imâm Ahmad! Per Allah, sono invece degli errori molto gravi, dei vizi orribili, poiché Allah l’Altissimo ha detto:

وَلَا تَقْتُلُوا أَنْفُسَكُمْ إِنَّ اللَّهَ كَانَ بِكُمْ رَحِيمًا (29)

…e non uccidetevi da voi stessi. Allah è misericordioso verso di voi (Corano IV. An-Nisâ’, 29)

e il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) ha detto: “La vostra anima ha dei diritti su di voi”.

Abu Bakr (radiAllahu ‘anhu), durante l’Hijrah cercava l’ombra per ripararvi il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), e quando vide una roccia, preparò un angolo per riposare alla sua ombra.

Ma dei sintomi di tali eccessi sono comparsi già presso i pii predecessori della nostra comunità, così come è stato riportato. In seguito hanno fatto scuola per due ragioni: prima di tutto l’ignoranza, poi il ricordo recente della vita monastica.
Al-Hasan (al-Basrî), rahimahullah, rimproverava il loro ascetismo a Farqad as-Sabakhî e a Mâlik ibn Dinâr. Trovarono a casa sua un piatto con della carne, commentò: “Non si tratta né delle due gallette di Mâlik, né del piatto di Farqad!”. Quando vide un grande mantello sulle spalle di Farqad, disse: “La maggior parte delle persone che sono destinate all’Inferno, o Farqad, indossa dei mantelli!”.

Spesso un predicatore abbellisce la seduta che tiene, parlando di persone che intraprendono un viaggio di devozione senza portare con sé né viveri né acqua. Ma non sa, dunque, che si tratta di una pessima azione, e che Allah (‘azza waJalla) non può essere messo alla prova? Un ignorante che desideri far atto di pentimento rischia, dopo averlo ascoltato, di partire senza provviste e di morire lungo la strada! Il predicatore avrà allora la sua parte del peccato commesso.

Spesso questi predicatori raccontano che Dhû-n-Nûn (al-Misrî) incontrò una donna nel corso del suo viaggio, che le rivolse la parola e che ella gli rispose. Ci si dimentica dunque gli ahadîth autentici: “Non è permesso ad una donna di viaggiare, di giorno o di notte, se non accompagnata da un mahram[2]“.

Riportano anche che degli uomini hanno camminato sull’acqua. E quando Ibrâhîm al-Harbî disse loro: “È falso che qualcuno abbia mai potuto camminare sull’acqua!”, gli chiesero: “Neghi dunque i miracoli compiuti dai santi venerabili?”. Risponderemo: “Non siamo tra coloro che lo negano, ma non ammettiamo se non ciò che è autentico. Gli uomini venerabili sono proprio coloro che seguono la Legge, senza obbedire alle loro opinioni personali”.

Nell’hadîht è riportato che i Figli di Israele si mostrarono recalcitranti: Allah (subhânaHu waTa’ala) fu allora implacabile nei loro confronti.
Talvolta, i predicatori invitano alla povertà, così tanto e così bene che spingono a disfarsi dei propri beni certi individui che, poi, quando si trovano nel bisogno, sono ridotti a vivere di espedienti illeciti, oppure a rischiare di cadere nella mendicità.
Quanti Musulmani hanno sofferto a causa delle loro esortazioni a vivere di poco! Eppure il Profeta (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) disse: “Un terzo di cibo, un terzo di bevande, un terzo (dello stomaco lasciato libero) per la respirazione”. Essi invece non sono soddisfatti finché non riescano a spingere la gente a limitare eccessivamente il proprio cibo.

Abû Tâlib al-Makkî, nella sua opera intitolata: “Il nutrimento dei cuori” (Qût al-qulûb) racconta che vi era tra loro un uomo che pesava il proprio cibo con un dattero fresco; ma ogni giorno esso si seccava un po’ di più…
Io stesso, in gioventù, sono stato tra coloro che guidavano la loro condotta sulle sue parole; i miei intestini si restrinsero e ciò provocò una malattia durata diversi anni.
Come credere che ciò sia una cosa che la saggezza possa rendere necessaria o che la Legge debba consigliare?
La cavalcatura dell’essere umano, sono soltanto le sue forze; se si sforza di ridurle, sarà troppo debole per compiere i suoi atti di devozione.
E soprattutto non dite: “È impossibile raggiungere la liceità perfetta, per questo la rinuncia è necessaria, per evitare di cadere nelle cose dubbie”. Il credente deve soltanto operare una scelta tra ciò che guadagna, questo è ciò che è lecito. Non gli si potrà imputare ciò che avranno potuto fare altri, precedentemente, con il denaro da lui guadagnato. Così, supponiamo che entrando nei paesi cristiani troviamo del denaro destinato alle bevande alcoliche e il salario della lussuria; tutto ciò ci sarebbe lecito in quanto bottino (ghanîma)[3]. Intendete forse per “lecito” una purezza tale per cui la pepita d’oro non abbia assunto, in nessun momento da quando è stata estratta dalla miniera, una qualifica che si possa condannare?
È un caso che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) non ha preso in considerazione. Sapete certamente che era proibito donargli l’elemosina, ma quando ricevette da Barîra[4] un pezzo di carne, gli fu possibile mangiarla, precisamente perché il suo statuto legale era cambiato.
Ahmad ibn Hanbal (rahimahullah) ha detto: “Detesto le restrizioni alimentari. Alcuni se le impongono, e poi sono incapaci di compiere i loro doveri religiosi”.
Com’è vero questo! Colui che si nutra in maniera frugale continuerà a dimagrire, finché diventerà incapace, in un primo tempo, di compiere le preghiere supererogatorie, poi di compiere i suoi doveri religiosi, infine di gestire gli affari della sua famiglia e di farla vivere decentemente…

Non devi dunque essere atterrito dagli ahadîth che ci incitano a sopportare pazientemente la fame: il loro scopo è sia di invitarci a digiunare legalmente, sia di impedirci di ricercare la sazietà, ma per ciò che riguarda il fatto di ridurre il nostro cibo in modo permanente, ciò influirebbe negativamente sulle nostre forze fisiche, dunque non è lecito.

Tra questa gente da stigmatizzare, vi sono coloro che sono dell’opinione di non mangiare la carne, mentre il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) avrebbe voluto mangiarne tutti i giorni.

Ascoltami dunque senza parzialità, e non mi replicare citando i nomi di uomini rispettabili; tu dici, in effetti: Bishr ha detto, Ibrâhîm ibn Adam ha detto… ma colui che invoca il nome del Profeta (Pace e Benedizioni di Allah su di lui) e dei suoi Sahâbah (che Allah sia compiaciuto di tutti loro) ha un argomento migliore.

Vi sono tuttavia nelle azioni di queste persone degli aspetti a cui accorderemo un pregiudizio favorevole.
Mi intrattenevo un giorno, con uno dei nostri maestri, sul fatto che alcuni uomini venerabili avevano – così come è riportato – sotterrato i loro libri.
“Perché l’hanno fatto?”, gli domandavo.
“La cosa migliore che possiamo fare” mi assicurò, “è di tacere”.
Voleva dire, con queste parole, che questa azione era dovuta alla loro ignoranza. In quanto a me, spiegherò così la loro condotta: può essere che nei libri sotterrati si trovasse una forma di opinione personale, e non abbiano trovato conveniente che altri la seguissero. Nell’hadîth di Ahmad ibn Abî-l-Hawârî, è riportato che egli prese i suoi libri, li gettò in mare ed esclamò: “Che bella guida che sono io!!”.
Eh! Non abbiamo più bisogno di guida, poiché siamo già arrivati a destinazione. Di quest’uomo potremmo dire, accordandogli un pregiudizio favorevole, che non fosse soddisfatto dei propositi racchiusi in quei libri. Ma se si fosse trattato di scienze autentiche, questa sarebbe stata una distruzione delle più criminali.

Se ho potuto fornire questa interpretazione, è perché essa è valida per quanto riguarda i sapienti che si possono contare tra loro. In effetti, ci è stato riportato che Sufyân ath-Thawrî aveva raccomandato che i suoi libri venissero sotterrati, poiché rimpiangeva di aver scritto delle cose ricevute da alcune persone, e spiegava: “È l’amore per gli ahadîth che mi ci ha spinto”.
Ciò, perché scriveva fondandosi su delle autorità deboli e non riconsociute. Diciamo che aveva raccomandato di sotterrare tutto, a partire dal momento in cui non riusciva più a distinguere tra ciò che era autentico e ciò che non lo era.
Alla stessa maniera, l’uomo è autorizzato a sotterrare i suoi libri quando vi trovi delle idee corripondenti a delle opinioni che furono le sue in passato, ma su cui poi egli sia ritornato.

Questo è un modo di interpretare l’attitudine dei sapienti, ma per quanto riguarda gli asceti, che non hanno visto in ciò altro che l’aspetto esteriore, e che hanno sotterrato dei libri di valore perché essi non li distraessero dalla loro devozione, vi è stata stupidità da parte loro. Hanno tentato, in effetti, di spegnere una lampada che poteva illuminarli, senza parlare dell’azione criminale cui si sono abbandonati distruggendo indebitamente una ricchezza.

Yûsuf ibn Asbât fa parte di coloro che si sono impegnati a distruggere i libri di scienza; in seguito non poté evitare di riportare delle tradizioni, ma in uno stato di totale confusione, e fu così contato tra i trasmettitori mediocri.

Shu’ayb ibn Harb raccontò: Ho chiesto a Yûsuf ibn Asbât: “Cosa ne hai fatto dei tuoi libri?”, ed egli mi ha spiegato: “Sono andato sull’isola, e quando la marea si è ritirata, li ho sotterrati nella sabbia; quando è salita la marea, sono ripartito”.
“Cosa ti ha spinto a farlo?”, gli ho chiesto. “Volevo conservare la mia concentrazione di spirito”.

Io ritengo che si trattasse apparentemente di libri contenenti una scienza utile, ma la sua ignoranza lo condusse a tale eccesso che egli credeva opportuno, ma non lo era. La cosa non avrebbe presentato alcun carattere di gravità se i suoi libri fossero stati della stessa natura di quelli di ath-Thawrî, in cui si trovavano degli ahadîth ricevuti da trasmettitori deboli, e in cui divenisse difficile distinguere il buono dal cattivo.
Ma il fatto che abbia voluto cercare una scusa nella sua volontà di non lasciarsi distrarre prova sicuramente che le sue opere non erano di tal genere.
Vedete dunque dove la mancanza di scienza conduce la gente del bene!

Abbiamo appreso che qualcuno che si ammira e di cui si visita la tomba, aveva urinato sui bordi del Tigri, poi aveva proceduto ad una lustrazione pulverale (tayammûm). “Ma l’acqua è li vicino!”, gli dissero. Ma egli rispose: “Ho timore di non giungervi!”.

Se tale attitudine dimostra un ottimismo moderato a breve termine, nondimeno i giureconsulti, quando sentono riportare dei tali propositi su di lui, se ne burlano apertamente, poiché la lustrazione pulverale non è valida se non nel caso in cui l’acqua manchi. È un’assurdità, quando vi sia in prossimità dell’acqua, sfregarsi le mani con la sabbia. Inoltre, non era nemmeno necessario che l’acqua si fosse trovata proprio accanto al tradizionista; anche se fosse stata distante diversi cubiti, avremmo potuto dire che era “in prossimità”. Il tayammûm è dunque senza effetto e non ha, quindi, alcun valore.

Chiunque mediti su questi fatti comprende che un solo dottore della Legge, anche se i suoi discepoli siano poco numerosi, anche se, alla sua scomparsa, i suoi partigiani non facciano più sentire la loro voce, ha più valore di migliaia di queste persone attorno alle quali il popolo si accalca per ottenere una benedizione, e di cui folle innumerevoli seguono le spoglie.

Cos’è dunque l’uomo di qualità, se non qualcuno che eserciti un’influenza determinante, un sapiente che comprenda lo scopo della Legge religiosa e se ne ispiri per emettere delle opinioni giuridiche (fatâwâ)?[5]

Proteggici, mio Dio, dall’ignoranza e dall’ammirazione incondizionata che si prova nei confronti dei predecessori e che ci spinge ad un’imitazione servile! Chiunque si abbeveri alla fonte, non può che trovare delle impurità in ogni altro posto!

E la prova più grave risiede nelle lodi della gente del popolo: come sono sviati! ‘Alî (radiAllahu ‘anhu) l’aveva ben detto: “Lo sbattere dei piedi dietro gli sciocchi fa loro completamente perdere la ragione”.
Abbiamo visto e inteso gente del popolo cantare le lodi di un uomo in questi termini: “Non dorme di notte, non mangia di giorno, non ha rapporti con sua moglie e non gusta alcuno dei piaceri della vita; il suo corpo è così magro e le sue ossa così delicate che deve fare la preghiera seduto. È ben superiore ai sapienti che mangiano e gioiscono!”.

Ecco, per loro, il colmo della scienza! Ma se avessero appreso qualcosa, saprebbero che – se il mondo fosse trasformato in una palla, il sapiente che emetta delle fatâwâ riferendosi soltanto ad Allah (‘azza waJalla) e che insegni agli uomini la Legge divina (Shari’ah), non ne farebbe che un boccone!
Una sola delle sue lezioni, grazie alle quali egli mostri la via che conduce ad Allah (‘azza waJalla), è migliore e vale di più delle pratiche di questi devoti durante tutta la loro vita. “Un solo faqîh” ha dichiarato Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu), “è più efficace contro Iblîs di mille devoti”.

Ma coloro che mi stanno ascoltando non devono pensare che io voglia fare l’elogio delle persone che non mettono la loro fede in pratica. In verità, non lodo altri che gli uomini che agiscono in accordo alla loro fede, conoscendo al contempo il loro proprio interesse al meglio: ve ne sono alcuni che si trovano bene conducendo una vita rude, come Ibn Hanbal; altri amano una vita delicata, come Sufyân ath-Thawrî, malgrado il suo spirito di scrupolo, o l’Imâm Mâlik, nonostante il suo spirito religioso, o l’Imâm Shafi’i, malgrado la vastità del suo sapere.
L’uomo non deve sentirsi obbligato a fare ciò che altri sono capaci di fare, ma di cui egli è incapace; egli solo sa ciò che gli è adatto. Rabî’a ha detto: “Se la tua felicità risiede nel fâlûdhaj, non devi far altro che mangiarne!”.

E non essere, lettore, tra coloro che si preoccupano delle apparenze della rinuncia; talvolta colui che vive nella voluttà non la desidera, ma cerca ciò che gli è più adatto. Non tutti i corpi, infatti, sopportano un’esistenza grossolana, soprattutto quelli che hanno dovuto subire delle difficoltà e che il pensiero ha prosciugato o la miseria provato. Trattando la nostra anima senza benevolenza, trascuriamo il dovere che ci è imposto di essere buoni nei suoi confronti.

Questo è un resoconto che sarebbe stato molto lungo se l’avessi commentato citando le tradizioni e tutto ciò che è stato riportato sull’argomento. Ma l’ho scritto rapidamente, così come si presentava al mio spirito.

Imâm Ibn al-Jawzî
(rahimahullah)

“Sayd al-Khâtir”

NOTE:

[1] Umm al-walad (letteralmente: la madre del bambino): si tratta di una schiava concubina che, avendo dato uno o più figli al suo padrone, alla morte di quest’ultimo diviene libera.
[2] Parente di grado impedente il matrimonio
[3] Durante il Jihâd
[4] La schiava liberata di ‘Aisha (radiAllahu ‘anha)
[5] Per emettere un’opinione giuridica, il muftî deve possedere determinate qualità. L’Imâm Ahmad, ad esempio, diceva che per emettere utilmente una fatwâ occorre conoscere almeno 500.000 ahadîth

 

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

bin_laden

Un giorno, all’inizio dell’invasione crociata in Afghanistan, lo shaykh Usama Bin Ladin (che Allah lo protegga) si trovava in compagnia dei suoi luogotenenti, impegnati a pianificare delle operazioni e a studiare la situazione militare del momento. Un giovane venne da lui dicendo: “Oh shaykh! Vorrei mostrarti qualcosa!”.

Tutti tacquero, tutti guardarono lo shaykh, aspettando la sua risposta. Egli disse allora: “Fammi vedere…”

Lo shaykh sentiva qualcosa di strano, il suo viso cominciò a cambiare. Il giovane estrasse il suo computer portatile e lo accese. Mentre il computer si accendeva, il viso dello shaykh non smetteva di cambiare, come se sentisse che qualcosa non andava.

Il giovane allora fece partire un video, aumentando il volume al massimo. Apparve l’immagine di un bambino, che aveva una keffiah palestinese avvolta attorno alla testa; le sue mani alzavano una foto di shaykh Bin Ladin. Ad un certo punto il bambino prese la foto e puntò il dito verso di essa, ripetendo: “Dov’è la tua promessa, oh Usama? Dov’è la tua promessa, oh Usama?…”

Lo shaykh allora si mise a piangere, tutti coloro che erano presenti nel campo poterono sentirlo piangere. Lo shaykh cominciò poi a dire, ripetendolo ad alta voce: “Cosa vuoi che faccia Usama, quando il mondo intero si è riunito contro di lui?…”, e non smise di ripetere questa frase, finché la sua barba fu completamente bagnata di lacrime. L’assemblea fu profondamente toccata da questo episodio, nessuno di noi poté trattenere le lacrime. Piangevamo come una madre che abbia perduto il suo unico figlio.

Eravamo in collera con questo fratello che gli aveva mostrato il video, lo rimproveravamo con gli sguardi per ciò che aveva causato allo shaykh.

Qualche istante dopo, lo shaykh in lacrime svenne. Lo portammo poi fino a casa sua. Le lacrime lo indebolirono a tal punto da farlo ammalare. Rimase a letto tre giorni di fila. Ogni volta che si alzava, si ricordava dell’immagine del bambino Palestinese, e della sua frase, e si rimetteva a piangere e a ripetere ciò che aveva detto: “Cosa vuoi che faccia Usama, quando il mondo intero si è riunito contro di lui?…”.

In seguito a questo episodio, lo shaykh mi fece venire in mente ‘Umar (che Allah sia soddisfatto di lui), che si ammalava dopo aver letto certi versetti, o dopo qualche evento toccante.

(riferito da un compagno dello shaykh (hafizahullah), presente con lui durante l’assedio di Tora Bora)

Jazakumullahu khayran Rafidayn Center / Minbar-sos

 

بسم الله الرحمان الرحيم 

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

 

La Produzione Mediatica As-Sahab

presenta:

LA SOLUZIONE 

(Messaggio al popolo Americano)

dello shaykh, Al-Asad (il Leone)

Usama Ibn Ladin

(che Allah lo protegga)

 

Nota di redazione di As-Sahab:

Seguendo la nostra strategia mediatica, abbiamo inviato il video PRIMA alle reti televisive, al contrario di quanto da essi dichiarato (secondo cui sarebbero riusciti ad avere il film senza il nostro avallo, da un’altra fonte)

Sha’ban 1428 H. – settembre 2007

Shaykh_Usama_bin_Ladin

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

La Lode spetta ad Allah, che ha edificato i cieli e la terra con perfetta giustizia, e ha creato l’uomo per un favore e una grazia provenienti da Lui.

E tra le regole di Allah, vi è l’alternanza dei giorni (vittorie e sconfitte) tra la gente. E nella Sua Shari’ah si trova la vendetta equivalente: occhio per occhio, dente per dente e colui che abbia ucciso viene ucciso a sua volta.

E la Lode spetta ad Allah, Che ha risvegliato il desiderio dei Suoi servi per il Paradiso. Tutti vi entreranno, tranne colui che rifiuti! E chiunque Gli obbedisca in tutti i suoi affari entrerà in Paradiso. E chiunque Gli disobbedisca avrà rifiutato (di entrarvi).

Seguitando (Amma ba’d):

La Pace sia su colui che segue la (Retta) Guida!

O voi, popolo dell’America! Vi parlerò di argomenti importanti che vi riguardano. Prestatemi dunque attenzione!

Comincerò parlando della guerra che ci oppone e di qualche ripercussione su di noi e su di voi. Per cominciare, vi dico:

- malgrado il fatto che l’America sia la più grande potenza economica, e che essa possieda l’arsenale militare più potente e più recente,

- malgrado essa spenda in questa guerra e nel suo esercito più di quanto tutti gli altri Paesi della Terra spendano per i loro eserciti,

- nonostante essa sia uno Stato potente, che influenza le politiche del mondo intero, come se essa avesse il monopolio sul diritto di veto ingiusto…

…Malgrado tutto questo, 19 giovani sono stati capaci – per Grazia di Allah, l’Altissimo – di modificare la direzione della sua bussola. Infatti, la questione dei Mujâhidîn è divenuta un soggetto inseparabile dai discorsi dei vostri dirigenti. Gli effetti e i segni di ciò non sono occulti!

Dopo l’11 settembre, diverse politiche dell’America sono sotto l’influenza dei Mujâhidîn, e ciò è possibile per Grazia di Allah, l’Altissimo. Il risultato di tutto ciò è che la gente ha scoperto la sua verità, la sua reputazione è peggiorata e il suo prestigio è stato totalmente demolito a livello mondiale. Ed essa è stata dissanguata economicamente, anche se i nostri interessi si sovrappongono agli interessi delle grandi multinazionali e a quelli dei neo-conservatori, nonostante le nostre intenzioni rispettive differiscano. E i vostri mass media, durante i primi anni della guerra, hanno perduto la loro credibilità e si sono rivelati essere gli strumenti degli imperi colonialisti.

Lo stato dei vostri mezzi di diffusione è stato spesso peggiore dello stato dei mass media dei regimi dittatoriali, che saltano sul carro di un solo dirigente.

Inoltre, Bush ci parla del suo lavoro con Al-Maliki e il suo governo, che consisterebbe nel diffondere la libertà in Irâq. Ma, in effetti, egli lavora coi dirigenti di una setta contro un’altra setta, pensando che ciò precipiterà l’esito della guerra in suo favore. Tuttavia, ciò che viene chiamata “guerra civile” si è aggravata nelle sue mani, prima di sfuggire al suo controllo. Ed egli è divenuto come un contadino che semini in mare: non raccoglierà altro che la sconfitta!

Ecco dunque qualcuno dei risultati della libertà e della sua propagazione, di cui vi parla. E la marcia indietro di Bush riguardo la sua insistenza nel non fornire dinanzi alle Nazioni Unite una competenza più ampia in Irâq, è l’ammissione della sua sconfitta e della sua disfatta nel Paese.

Tra i punti più importanti dei discorsi di Bush dopo l’11 settembre vi è quello secondo cui gli Americani non hanno altra scelta che continuare la guerra. Questo tono è in verità l’eco delle dichiarazioni dei neo-conservatori, quali Cheney, Rumsfeld e Richard Pearl. In precedenza, quest’ultimo dichiarò che gli Americani non avevano altra scelta dinanzi a loro, se non proseguire la guerra o far fronte ad un olocausto!

Io dico, rifiutando questa dichiarazione ingiusta, che la moralità e la cultura dell’olocausto è la vostra cultura, e non la nostra cultura. In verità, bruciare degli esseri viventi è vietato dalla nostra religione, anche se essi siano minuscoli come una formica. Che dire, dunque, di un essere umano!?

L’olocausto dei Giudei è stato realizzato dai vostri fratelli al centro dell’Europa. Se ciò fosse accaduto più vicino ai nostri Paesi, la maggior parte dei Giudei si sarebbero salvati, e avrebbero trovato rifugio da noi. E la prova di ciò che affermo risiede in ciò che i vostri fratelli, gli Spagnoli, fecero quando stabilirono gli orribili tribunali dell’Inquisizione, allo scopo di giudicare i Musulmani e i Giudei. I Giudei non trovarono forse un tetto sicuro soltanto rifugiandosi nei nostri Paesi? È per questo che, ancora oggi, la comunità ebraica in Marocco è una delle più importanti comunità al mondo. Essi vivono tra noi, e noi non li abbiamo inceneriti. Ma noi siamo un popolo che  non dorme sotto l’oppressione, noi rigettiamo l’umiliazione e il disonore, e ci vendichiamo dei partigiani della tirannia e dell’aggressione. E il sangue dei Musulmani non sarà versato impunemente, e il domani è vicino per colui che attende!

Inoltre, i vostri fratelli Cristiani hanno vissuto tra noi per 14 secoli. Soltanto in Egitto, vi sono milioni di Cristiani. Non sono stati, né saranno, inceneriti.

In realtà, esiste una campagna parziale e continua che si abbatte su di noi da molto tempo, da parte dei vostri politici e di diversi vostri autori attraverso i vostri mass media, in particolare Hollywood. Il loro scopo è di snaturare l’Islâm e i suoi adepti, al fine di allontanarvi dalla vera religione.

Il genocidio dei popoli e il loro olocausto hanno avuto luogo tra le vostre mani: solo qualche tribù indiana è stata risparmiata, e proprio qualche giorno fa, il Giappone commemorava il 62° anniversario dell’annientamento di Hiroshima e Nagasaki da parte delle vostre armi nucleari.

E tra le cose che colpiscono lo sguardo di colui che esamini le ripercussioni della guerra ingiusta contro l’Irâq, vi è il fallimento del vostro sistema democratico, malgrado la valorizzazione di slogan come la giustizia, l’uguaglianza e l’umanesimo. Il vostro sistema non è semplicemente fallito nei suoi princìpi, ma li ha addirittura distrutti – così come altri concetti – per mezzo delle sue armi (soprattutto in Irâq e in Afghanistan) in maniera sfrontata. E tutto ciò allo scopo di sostituirli con il timore, la distruzione, l’assassinio, la fame, la malattia, le emigrazioni… E vi sono più di un milione di orfani soltanto a Baghdad, senza contare le centinaia di migliaia di vedove.

Le statistiche americane parlano di più di 650.000 Iracheni uccisi, a causa della guerra e delle sue ripercussioni.

Oh popolo dell’America!

Il mondo segue le vostre informazioni riguardanti la vostra invasione dell’Irâq. E la gente ha saputo recentemente, dopo diversi anni di tragedie causate da questa guerra, che una gran maggioranza di voi vorrebbe porvi fine. Avete allora eletto il partito democratico (perché si muovesse in questo senso), ma i democratici non hanno fatto un gesto degno di essere menzionato! Al contrario, accettano ancora di investire decine di miliardi di dollari per proseguire l’assassinio e la guerra. Ciò ha condotto la maggior parte di voi alla disillusione.

Ecco l’essenziale della questione – dovremmo dunque fermarci a riflettere – : Perché i democratici hanno fallito nel fermare questa guerra, nonostante avessero la maggioranza? Risponderò a questa domanda dopo averne sollevata un’altra: Perché i dirigenti della Casa Bianca amano far scoppiare guerre e attizzarle in tutto il mondo, e utilizzare, per giungere a questo scopo, ogni possibile opportunità, creando, all’occasione, delle giustificazioni che si appoggiano sull’inganno e la menzogna flagranti, come avete visto in Irâq?

Per la guerra del Vietnam, i dirigenti della Casa Bianca pretendevano – a quell’epoca – che la guerra fosse necessaria e cruciale. Durante il suo svolgimento, Rumsfeld e i suoi assistenti assassinarono 2 milioni di contadini. E quando Kennedy si installò alla presidenza e deviò dalla linea politica generale tracciata dalla Casa Bianca, e volle fermare questa guerra ingiusta, ciò irritò i proprietari delle grandi multinazionali, che traevano profitto dal suo impantanamento. Kennedy venne allora ucciso, e Al-Qa’ida non esisteva a quell’epoca, ma esistevano queste imprese, che furono le prime beneficiarie del suo omicidio. E la guerra continuò, dopo di ciò, per circa altri 10 anni. Dopodiché, divenne evidente per voi che questa guerra era ingiusta e inutile.

Commetteste allora uno dei vostri più grandi errori, poiché non chiedeste di rendere conto e non puniste coloro che avevano fatto scoppiare questa guerra, nemmeno il più violento di questi assassini, Rumsfeld.

E la cosa più incredibile è che Bush lo nominò Ministro della Difesa durante il suo primo mandato, dopo aver nominato Cheney vice Presidente, Powell Segretario di Stato e Armitage come supplente di Powell, nonostante il loro passato orribile e sanguinoso nel massacro di esseri umani.

Questo fu dunque un chiaro segnale del fatto che questa amministrazione – l’amministrazione dei generali – non aveva come obiettivo principale di servire l’umanità, ma era piuttosto interessata a perpetrare nuovi massacri. Tuttavia, malgrado ciò, voi avete permesso a Bush di terminare il suo primo mandato, e – più strano ancora – l’avete scelto per un secondo mandato, ciò che costituì per lui un mandato chiaro da parte vostra – con piena cognizione di causa e col vostro totale consenso – a proseguire l’assassinio del nostro popolo in Irâq e in Afghanistan.

Dopodiché, voi proclamate di essere innocenti! Questa innocenza da parte vostra è come la mia innocenza riguardante il sangue dei vostri figli l’11 settembre. Allora proclamai una cosa del genere! Ma mi è impossibile prendermi gioco di molti di voi con l’arroganza e l’indifferenza di cui date prova per la vita degli esseri umani che si trovano al di fuori dell’America. O anche solo di prendermi gioco delle menzogne dei vostri capi, dato che il mondo intero sa che, in ciò, essi fanno la parte del leone. Questa morale non è la nostra morale!

Ciò che voglio sottolineare qui è che il fatto di non costringere i vecchi criminali di guerra a rendere dei conti, li spinge a ripetere questi crimini contro il genere umano, senza alcun diritto, fino a far scoppiare questa guerra ingiusta nel Paese dei due fiumi… Il risultato è che gli oppressi di oggi continuano a rifarsi dei loro diritti su di voi.

Questa guerra era totalmente inutile. I vostri stessi rapporti testimoniano ciò! E tra coloro, dei vostri, che sono i più competenti per parlare di questo argomento, e della fabbricazione dell’opinione pubblica, vi è Noam Chomsky, che pronunciò delle parole moderate di consiglio prima della guerra, ma il capo Texano non ama coloro che consigliano.

Il mondo intero manifestò come mai prima, per mettere in guardia contro l’inizio della guerra, e fornì la descrizione della sua vera natura, con parole eloquenti come: “No al versamento del sangue rosso per il petrolio nero”. Non prestò loro la minima attenzione! È ormai tempo per l’umanità di sapere che le dichiarazioni sui diritti dell’uomo e la libertà non sono che menzogne inventate dalla Casa Bianca e dai suoi alleati in Europa, allo scopo di ingannare la gente, assumere il controllo del loro destino e dominarli.

In risposta alla domanda riguardante le cause del fallimento dei democratici nel porre fine alla guerra, vi dico: si tratta delle stesse ragioni che condussero l’ex Presidente Kennedy a fallire nel tentativo di porre fine alla guerra del Vietnam. Coloro che detengono il vero potere e una vera influenza sono coloro che detengono il capitale.

E, poiché il sistema democratico permette alle aziende di sostenere i candidati – che sia alla Presidenza o al Congresso -, non vi dovrebbe essere alcun motivo di stupore – e non ve ne è alcuno! – del fallimento dei democratici nel porre fine a questa guerra.

Voi siete tra coloro che hanno un proverbio che recita: “Il denaro parla”. E io vi dico: dopo il fallimento dei vostri rappresentanti del partito democratico a soddisfare la vostra volontà di fermare la guerra, potete di nuovo innalzare cartelli contro la guerra, e percorrere le vie delle grandi città, per poi rientrare a casa vostra. Ma ciò non sarà di alcuna utilità e condurrà al prolungamento della guerra.

Tuttavia, vi sono due modi per porvi fine. Il primo è da parte nostra. Consiste nel proseguire l’escalation delle uccisioni e dei combattimenti contro di voi. Questo è il nostro dovere, e i nostri fratelli lo compiono. E chiedo ad Allah di donare loro la risoluzione e la vittoria. La seconda soluzione è da parte vostra. L’impotenza del sistema democratico è ormai chiara per voi e per il mondo intero, così come il suo modo di giocare con gli interessi della gente e il loro sangue, sacrificando i soldati e le popolazioni allo scopo di soddisfare gli interessi delle grandi aziende. Con ciò, è divenuto evidente per tutti che essi sono i veri tiranni terroristi!

In effetti, la vita di tutto il genere umano è in pericolo, a causa del riscaldamento globale causato in gran parte dalle emissioni delle fabbriche delle grandi multinazionali. Malgrado ciò, i rappresentanti di queste multinazionali alla Casa Bianca persistono a non rispettare gli accordi di Kyoto, pur essendo a conoscenza delle statistiche che parlano della morte e dell’emigrazione di milioni di esseri umani, legate al riscaldamento, essenzialmente in Africa. Questi grandi flagelli e queste minacce, tra le più pericolose per la vita degli uomini, avvengono in una maniera accelerata, mentre il mondo è dominato dal sistema democratico. Ciò conferma il suo fallimento totale nel proteggere l’essere umano e i suoi interessi contro la cupidigia e l’avarizia delle multinazionali e dei loro rappresentanti.

Nonostante questi attacchi sfrontati contro i popoli, i dirigenti dell’Occidente – specialmente Bush, Blair, Sarkozy e Brown – parlano sempre della libertà e dei diritti dell’uomo, con un disprezzo flagrante dell’intelligenza degli esseri umani. Vi è dunque una forma di terrorismo più forte, più chiara e più pericolosa di questa?

È per questa ragione che vi dico: così come vi siete liberati dalla schiavitù dei monaci, dei re e del feudalesimo, dovete oggi liberarvi dall’inganno, dalle catene e dall’usura del sistema capitalistico. Se rifletteste bene su questo sistema, vedreste che esso è più duro e più feroce dei vostri sistemi esistenti nel Medioevo. Il sistema capitalista cerca di attirare il mondo intero nel feudo delle grandi multinazionali, sotto l’etichetta della “mondializzazione”, allo scopo di proteggere la democrazia. L’Irâq, l’Afghanistan e le loro tragedie; lo sprofondamento di molti di voi sotto il peso degli interessi legati ai debiti, delle imposte insensate e dei prestiti immobiliari; il riscaldamento globale e i suoi danni; la povertà abietta e la carestia tragica in Africa… Tutto ciò non è che una parte della faccia orrenda di questo sistema mondiale.

È dunque imperativo per voi di liberarvi di tutto ciò, e di trovare un’alternativa, una metodologia corretta in cui non sarà possibile ad una categoria dell’umanità di imporre le proprie leggi a suo vantaggio e a scapito delle altre categorie – come avviene con voi – , mentre l’essenza delle leggi umane è quello di servire gli interessi di coloro che detengono il capitale, rendendo così i ricchi più ricchi e i poveri più poveri.

La metodologia infallibile è la metodologia di Allah, l’Altissimo, che creò i cieli e la terra e creò la Creazione. Ed Egli è il Benevolo, Colui che è perfettamente informato e Colui che conosce l’animo dei Suoi servi; la Sua metodologia è migliore per loro. Voi pensate fortemente di credere in Allah, siete totalmente convinti di questo, al punto tale che avete scritto la fede dei vostri sui vostri dollari. Ma la verità è che siete nell’errore riguardo alla fede dei vostri. Il giudice imparziale sa che la fede in Allah richiede la rettitudine nel seguirne la metodologia, e di conseguenza vi deve essere un’obbedienza totale agli ordini e ai divieti di Allah Solo, e ciò in tutti gli aspetti della vita. Che ne è dunque di voi, quando Gli associate altre (false divinità) nella vostra fede, e separate lo Stato dalla Religione, e poi proclamate di essere dei credenti?! Ciò che avete fatto è una perdita evidente, e del politeismo manifesto. E vi presenterò una parabola del politeismo, le parabole riassumono e rendono chiaro il discorso. Vi dico: Questa parabola è la parabola di un uomo che possiede un negozio. Assume un impiegato dicendogli: “Vendi, e dammi il denaro della vendita”. Ma l’impiegato vende, e poi dà il denaro ad un altro, invece che al proprietario.

Voi lavorate sulla Sua terra, la Sua proprietà, senza seguire i Suoi ordini e senza obbedirGli. E legiferate contrariamente alla Sua legge e alla Sua metodologia.

Questo lavoro dei vostri è la più grande forma di politeismo, e una ribellione contro l’obbedienza dovuta ad Allah, per cui il credente diviene miscredente, anche se obbedisce ad Allah in altri comandamenti. Allah, l’Altissimo, ha fatto scendere i Suoi ordini nei Suoi Libri Sacri, come la Torah e il Vangelo, e ha inviato con essi i Messaggeri (pace e benedizioni di Allah su di loro) come nunzi di buone novelle alle genti. E chiunque creda in essi e si conformi ad essi è un credente, tra la gente del Paradiso.

Poi, quando i Sapienti alterarono le parole di Allah, l’Altissimo, e le vendettero ad un prezzo vile, come fecero i rabbini con la Torah e il clero con il Vangelo, Allah fece scendere il Suo ultimo Libro, il Nobile Qur’ân (Corano), e lo protesse contro le aggiunte e le amputazioni da parte delle mani dell’uomo. Vi si trova una metodologia completa per la vita di tutti! E il nostro attaccamento fermo al Nobile Qur’ân è il segreto della nostra forza e della nostra vittoria contro di voi, nonostante la debolezza del nostro numero e la nostra debolezza materiale. E se volete conoscere le ragioni della vostra sconfitta contro di noi, leggete dunque il libro di Michael Scheuer!

Non distoglietevi dall’Islâm a causa della situazione terribile dei Paesi Musulmani oggi. I nostri dirigenti, nella loro totalità, hanno abbandonato l’Islâm da diversi decenni. I nostri antenati furono i leaders e i pionieri del mondo per diversi secoli, quando si tenevano fermamente all’Islâm.

E prima di concludere, vi dico: vi è stato un aumento degli intellettuali che studiano gli avvenimenti. Appoggiandosi sulle loro ricerche, hanno dichiarato che la fine dell’impero americano è prossima. Tra di essi si trova l’intellettuale Europeo (Emmanuel Todd) che anticipò il collasso dell’Unione Sovietica, come poi effettivamente avvenne. E vi sarebbe utile leggere ciò che ha scritto in “Dopo l’Impero“, che riguarda l’America. Vorrei anche porre alla vostra attenzione il fatto che, tra le principali ragioni della caduta dell’Unione Sovietica, vi fu il fatto che la gente era stata afflitta dal dirigente, Breznev, assalito dal suo stesso orgoglio e dalla sua arroganza, e che rifiutava di valutare le realtà del terreno. Fin dal primo anno dell’invasione dell’Afghanistan, i rapporti indicavano che i Russi stavano perdendo la guerra. Egli rifiutò di ammetterlo, per paura che questa divenisse una sconfitta iscritta nella sua storia personale. Non soltanto rifiutò di riconoscere la sconfitta, ma non fece nulla per cambiare le cose per della gente ragionevole. Esacerbò anzi il problema, e provocò l’aumento del numero delle perdite. Oggi, quanto la vostra posizione è simile alla loro, due decenni dopo! Gli errori di Breznev sono ripetuti da Bush, che – quando gli si chiede in quale momento ritirerà le sue truppe dall’Irâq – risponde che, in effetti, il ritiro non avverrà durante il suo mandato, ma piuttosto durante il mandato del suo successore. Il significato di queste parole non è oscuro.

E io dico: Vi sarebbe benefico ascoltare i messaggi strazianti dei vostri soldati in Irâq, che pagano col loro sangue, i loro nervi e le loro membra disperse, il prezzo di questo tipo di posizione irresponsabile. Tra di essi si trova il messaggio eloquente di Joshua, che egli inviò ai mass media, in cui piange tutte le lacrime del suo corpo descrivendo i politici americani in termini duri, e invitandoli a venirlo a raggiungere per qualche giorno in Irâq. Può darsi che questo messaggio troverà in voi un orecchio attento. Potreste così salvarlo, assieme a 150.000 vostri figli che gustano le due cose più amare: se lasciano le loro caserme, le mine li divorano, e se rifiutano di uscire, delle decisioni vengono assunte contro di loro. Le sole opzioni che si lasciano loro sono il suicidio o i pianti, che fanno parte delle peggiori calamità. Vi è dunque qualcosa di più, dopo i lamenti e i suicidi, che gli uomini possano fare affinché voi reagiate?

Si comportano così a causa della severità dell’umiliazione, del timore e del terrore che provano. Ciò è più severo della sofferenza che gli schiavi provavano nelle vostre mani secoli fa. Ed è come se alcuni di loro avessero lasciato una schiavitù per un’altra schiavitù più severa e più malefica, anche se è a causa di una tentazione finanziaria edulcorata dal Dipartimento della Difesa.

Avete misurato l’ampiezza del loro dolore?

Per concludere, vi invito ad abbracciare l’Islâm. Il più grande errore che si possa fare a questo mondo, e che è irreparabile, è di morire mentre non si è sottomessi ad Allah, l’Altissimo, in tutti i dominii della vita, morire al di fuori dell’Islâm. E l’Islâm significa riuscire in questa vita e nell’Altra. La vera religione è una misericordia per la gente di questo mondo. Essa riempie il loro cuore di serenità e di calma. Vi è una lezione per voi nei Mujâhidîn: il mondo intero li perseguita, mentre il loro cuore è, per Grazia di Allah, soddisfatto e tranquillo. La vera Religione mette la vita della gente in ordine con le sue leggi, protegge i loro bisogni e i loro interessi.

Essa affina la loro morale, li protegge dal male e assicura loro l’ingresso in Paradiso nell’Aldilà, grazie alla loro obbedienza ad Allah e ad un’adorazione sincera votata a Lui Solo. Essa realizzerà il vostro desiderio di porre fine alla guerra, perché appena i guerrafondai proprietari delle multinazionali realizzeranno che avete perduto fiducia nel vostro sistema democratico e che avete cominciato a cercare un’alternativa – e questa alternativa è l’Islâm – vi correranno dietro allo scopo di esservi graditi e compiranno ciò che volete, allo scopo di allontanarvi dall’Islâm.

La vostra vera sottomissione all’Islâm li priverà di ogni opportunità di truffare la gente, appropriandosi del loro denaro sotto diversi pretesti, come la vendita di armi, ecc. Non vi sono imposte nell’Islâm, tranne una Zakât limitata, per un totale del 2,5%. Fate dunque attenzione alle menzogne di coloro che detengono il capitale. E attraverso le vostre letture serie sull’Islâm a partire dalle sue fonti di base, giungerete ad una verità importante, ossia che la religione di tutti i Profeti (pace e benedizioni di Allah su di loro) è una, e che la sua essenza è la sottomissione ad Allah Solo, in tutti gli aspetti della vita, anche se le loro Shari’ah differiscono. Sappiate che il nome del Profeta di Allah Gesù, e quello di sua madre Maria (pace su di loro) sono menzionati una dozzina di volte nel Nobile Qur’ân, e che in esso si trova una Sûra nominata “Maryam”, Maria, figlia di ‘Imrân e madre di Gesù (pace su entrambi). Vi si narra come ella rimase incinta del Profeta di Allah, Gesù (pace su entrambi). In questa Sûra si trova la conferma della sua castità e della sua purezza, ciò che contrasta con le invenzioni dei Giudei nei suoi confronti.

Chiunque desideri rendersene conto da solo, deve ascoltare i versetti magnifici di questa Sûra. Uno dei re giusti tra i Cristiani – il Negus – ascoltò qualcuno di questi versetti, e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Disse allora qualcosa su cui dovrebbero lungamente riflettere le persone sincere nella loro ricerca della verità. Egli disse: “In verità, questo e ciò che Gesù portò provengono dalla stessa lanterna”, e ciò significa che il Nobile Qur’ân e il Vangelo provengono da Allah l’Altissimo.

E colui che sia giusto e intelligente tra di voi e che rifletta sul Qur’ân, giungerà certamente a questa verità. Occorre ugualmente sottolineare che Allah ha preservato il Qur’ân dall’alterazione da parte degli uomini. E leggere, allo scopo di informarsi sull’Islâm, richiede poco sforzo. E colui che sarà guidato ne trarrà grande profitto.

Pace su colui che segue la Retta Guida!

Shaykh Usama ibn Ladin

 

JAZAKUMULLAHU KHAYRAN

RAFIDAYN CENTER PUBLICATIONS

بسم الله الرحمن الرحيم

KITĀB AL-MUJĀHID

كتاب

المجاهد

“IL LIBRO DEL COMBATTENTE” 

del generale ceceno

 

Abū Idrīs cabd Allāh Šamil’ Sal’manovič Basajev

(Rahmatu ’Llāhi calayhi)

emiro del Consiglio Supremo dei Combattenti

 

e vicepresidente della Repubblica cecena d’Ičkeria,

 

già comandante della Brigata dei Martiri Riyād as-Sālihīn,

 

già comandante in capo delle Forze armate della Repubblica cecena, 

šahīd in šā’a ’Llāh

 

il 15 Jumādā at-Tānī 1427 / 11 luglio 2006

 

(Il testo fu pubblicato il 25 Jumādā al-awwal 1425 / 13 luglio 2004 sul sito www.kavkazcenter.com)

Traduzione e note di cabd Allāh Nūr as-Sardānī

basajev

LODE AD ALLAH SIGNORE DEI MONDI, CHE CI HA CREATO MUSULMANI E CI HA BENEFICATO CON IL JIHĀD NELLA SUA DIRITTA VIA!

PACE E BENEDIZIONE AL PROFETA MUHAMMAD, ALLA SUA FAMIGLIA, AI SUOI COMPAGNI E A TUTTI COLORO CHE SEGUONO LA DIRITTA VIA FINO AL GIORNO DEL GIUDIZIO!

E perciò:

Se qualcosa di ciò che ho scritto non corrisponde al Corano e alla Sunna del Profeta (sas), lo rinnego e chiedo ad Allah di perdonare i miei peccati commessi per ignoranza.

E perciò:

Un mujāhid è un guerriero nel campo di battaglia

malgrado tutte le frottole russe

Allah ti dia la benedizione

di vivere e morire libero!

Alla fine di marzo di quest’anno ebbi due settimane libere, quando mi capitarono sotto mano, a un tempo, il libro di Paulo Coelho Manuale del guerriero della luce e un elaboratore. Mi venne voglia di ricavare da questo libro un giovamento per i mujāhidūn, e per questo trascrissi gran parte di esso, escludendone alcuni eccessi, e rinforzai tutto ciò con āyāt, ahādīt e storie delle vite dei Sahāba.

L’ho scritto esclusivamente nella speranza della misericordia di Allah, e affinché i mujāhidūn possano trarne vantaggio per sé e per il Jihād

E NON C’È POTENZA E FORZA IN NESSUNO FUORCHÉ IN ALLAH! ALLĀHU AKBAR!…

InshaAllah potete scaricare il testo integrale cliccando sul link qua sotto:

Kitab al-mujahid

LE PROVE IRREFUTABILI

  

بسم الله الرحمان الرحيم 

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo 

LE PROVE IRREFUTABILI

Estratti dall’opera “I Giorni della Collera”

dello shaykh Safar ibn ‘AbdirRahman al-Hawali

 

Pubblicato l’11 dicembre 2002 sul sito Al-Mourabitoune

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L’avvenire di Gerusalemme è la posta principale del più pericoloso conflitto mondiale. Su questo vi è il consenso dei politici, degli osservatori e dei ricercatori del mondo intero.

Il problema di Gerusalemme è l’ubicazione della Santa Casa di Allah, chiamata La moschea di Al Aqsa dai musulmani e nei racconti profetici, e nominata Il Tempio dai giudei e dai fondamentalisti tributari delle profezie bibliche. 

Queste ultime dimostrano chiaramente il legame tra la fierezza e lo splendore futuri della Casa di Allah e della Sua Nuova Qibla, e la santa nazione scelta che Lo adorerà precisamente in questo luogo. Qualunque sia l’ubicazione di questa Casa, vi si troverà questa nazione che Allah (subhanaHu waTa’ala) ha promesso numerosa, sicura e dotata di una Fede al di là di ogni altra, e alla quale Egli (subhanaHu waTa’ala) ha promesso di donare la supremazia sui regni dei miscredenti per sempre; dovunque incontreremo questa nazione, vi troveremo la loro Qibla e il suo maggior punto di riferimento, La Casa di Allah, la cui fierezza, il cui splendore e la cui Santità non furono mai accordati a nessun altro santuario esistente. 

Questo legame tra la nazione e la Casa non è mai stato più enfatico e chiaro che all’epoca attuale, e la ragione nascosta è, per quanto strano possa sembrare, il fondamentalismo Sionista. I Musulmani, malgrado ignorino le loro caratteristiche e le benedizioni divine delle queli beneficiano, tra cui questa Casa e il fatto di rivolgervisi, non vedono tra Makkah e Gerusalemme (Al-Quds) un rapporto di opposizione o concorrenza. Al contrario, questo legame è comparabile a quello che esiste tra Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), Mûsâ (Mosè) e ‘Îsâ (Gesù, pace su tutti i Profeti): un rapporto di amore, di fratellanza e un fine unico. Benché vi siano differenze al livello dei favori accordati ai Messaggeri e alle moschee.

Per quanto riguarda i fondamentalisti sionisti, la questione secondo loro è chiara e senza appello: Gerusalemme è la Città di Dio e il Tempio è la Casa di Dio menzionata nelle profezie. Non vi è alcuna scelta, alcuna idea, nemmeno alcuno spazio per un altro modo di pensare.

In questo modo essi si sono posti in una posizione estremamente pericolosa davanti al “tribunale della realtà”, che non accorda alcun favoritismo a chicchessia. Dunque, o ciò che dicono è corretto, oppure sono i peggiori bugiardi del mondo, e allora si vedranno infliggere un castigo a cui sarà impossibile sfuggire.

Per questa ragione, è nostro dovere esporre brevemente il rapporto tra la Moschea Al Aqsa di Gerusalemme e la Moschea Sacra di Makkah, e mettere in evidenza le prove della falsità delle rivendicazioni dei fondamentalisti delle Sacre Scritture ebraiche e cristiane, e in modo più generale del mondo attuale, così com’è visibile per chiunque, e dimostrare che le profezie sono in realtà contro di loro e non li sostengono affatto.

La storia della Moschea Al Aqsa è lunga, ecco brevemente i fatti più importanti:

- E’ la seconda moschea sulla terra, dopo la Sacra Moschea di Makkah, secondo l’hadîth riportato dall’Imâm Bukhârî nel suo Sahîh, sull’autorità di Abu Dharr (radiAllahu ‘anhu), che raccontò: “Chiesi al Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Quale moschea fu costruita per prima sulla terra?”, ed egli rispose: “La Sacra Moschea”. Allora chiesi: “Quale venne dopo?”, ed egli rispose: “La Moschea Al Aqsa”. Allora domandai: “Quanto tempo trascorse tra le due costruzioni?”, ed egli rispose: “Quarant’anni”.” (Sahîh Bukhârî 3322).

- Dopo che Ibrâhîm (Abramo, su di lui la pace) ebbe restaurato la Casa Sacra, Ya’qûb (Giacobbe, ‘alayhi-s-salâm) restaurò la Moschea Al Aqsa, così come è riportato da diverse tradizioni (N.B.: Utilizziamo il termine “restaurare” poiché l’opinione corretta è che la moschea esistesse prima di Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm). Essa fu inizialmente costruita da Âdam (Adamo, ‘alayhi-s-salâm) o dagli angeli. La prova è il seguente versetto: E quando Ibrâhîm e Ismâ’îl posero le fondamenta della Casa, dissero: “O Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce…” (Corano II. Al-Baqara, 127), e il commento di Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) riportato da Tabari: “Le fondamenta esistevano (già) da prima; Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) non le trovò, ma si limitò ad elevarla (la Ka’ba) costruendo al di sopra di esse (delle antiche fondamenta)”

- I discepoli di Mûsâ (‘alayhi-s-salâm) vi entrarono dopo il loro errare nel deserto, quando combatterono i miscredenti. Allah (‘azza waJalla) garantì loro la vittoria e l’ingresso nel Territorio Sacro come aveva loro promesso, così com’è narrato nella Sûra “Al-Mâ’ida”. Essi adorarono Lui solo, e non adorarono nessuno insieme a Lui. (Questa è l’opinione corretta, benché i Giudei sostengano che fu Giosuè a conquistare Gerico, e che Gerusalemme non fu conquistata fino al tempo di Dâwûd (Davide, ‘alayhi-s-salâm). I testi coranici indicano che Davide (pace su di lui) rientrò a Gerusalemme dopo che i Giudei ne furono espulsi (Sûratu-l-Baqara, 246). Ibn Kathîr afferma in modo specifico nel suo Tafsîr del versetto 26 di Sûratu-l-Mâ’ida che Giosuè e i suoi compagni entrarono a Gerusalemme. Cita un hadîth affermante che il sole non tramontò prima della fine della conquista. Un tale miracolo è più appropriato per Gerusalemme che per Gerico. (Può darsi che Muhsin Muhammad Salih correggerà questo punto nel suo libro “At-Tarîq ila-l-Quds”, pag. 28).

- Raggiunse l’apogeo della sua grandezza quando Allah (subhanaHu waTa’ala) accordò un regno a Sulaymân (Salomone, ‘alayhi-s-salâm). Egli (pace su di lui) utilizzò gli esseri umani e i jinn per costruire una Casa che fosse consacrata all’adorazione esclusiva di Allah (‘azza waJalla). Egli pregò così il suo Signore: “Possa qualsiasi uomo che lasci la propria casa, desiderando soltanto pregare in questa Moschea, lasciare dietro di sé i propri peccati, (per ritornare) come il giorno in cui sua madre lo mise al mondo” (Musnad Imâm Ahmad, volume 2 pag. 76; an-Nisâ’î, volume 2 pag. 43. Cfr anche il commento dell’hadîth precedente di Ibn Hajar nel Fath al-Bari, e il Tafsîr di Ibn Kathîr del versetto 35 di Sûratu Sad).

- I Giudei la chiamano “Il Tempio”, che è un termine pagano ben noto, mentre in diversi passaggi della Bibbia è chiamata “La Casa del Signore”. Il problema non risiede soltanto nel suo nome, ma essi hanno deformato e innovato la loro religione fino ad apparentarla al paganesimo. La Bibbia contiene molti passaggi affermanti che essi adorarono “Baal”, “Tamuz”, “Manat”, e molti altri idoli.

- Essa subì molti attacchi e fu distrutta a più riprese, così come sarà menzionato nei paragrafi seguenti.

- Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) vi fu trasportato durante l’Ascensione Notturna, prima dell’emigrazione verso Madinah.

- I Musulmani conquistarono Gerusalemme durante il califfato di ‘Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu ‘anhu).

- I Giudei l’assalirono nel 1386 H./1968 gregoriano, con l’intento di distruggerla, così come continuano a fare. L’incidente più pericoloso che rischia di avere luogo in un prossimo avvenire consiste nel fatto che essi potrebbero bruciarla o farla esplodere, o ancora che le sue specificità siano cancellate e incorporate in una parte della struttura che i Giudei progettano di costruire.

- I Giudei pretendono che Il Tempio di Salomone si trovi proprio sotto (la Spianata delle Moschee) o nei dintorni prossimi. Hanno scavato la terra, al di sotto della Moschea, ed hanno estratto dalle volte sotterranee tonnellate di oggetti antichi, ma non hanno trovato traccia del supposto tempio.

E’ un segno di Allah (subhanaHu waTa’ala), Che ha inviato il Suo Messaggero con La Guida e la Vera Fede, affinché prevalga su tutte le religioni (non dispiaccia ai miscredenti) che la prima Casa di Allah, le cui fondamenta vennero elevate da Ibrâhîm, sia sempre là, inevitabilmente, visitata, preservata e benedetta, dopo più di quattromila anni. I Profeti che precedettero Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) vi eseguivano il pellegrinaggio; essa era una meta di pellegrinaggio ai tempi degli ‘Ad e dei Thamûd. Durante lo stesso periodo, i templi di Babele, Ninive e Gerusalemme caddero nell’oblio, e gli idoli dei popoli di Nûh (Noè, pace su di lui), degli ‘Ad e dei Thamûd furono dimenticati. Durante tutti questi secoli, i Cristiani e i Giudei stessi caddero nell’idolatria, benché rivendicassero di appartenere alla discendenza di Abramo (pace su di lui). Essi analizzano ancora i racconti e le vestigia della storia, ma nulla di nuovo appare da queste ricerche; oppure essi scoprono l’evidente testimonianza della Fede in Allah (subhanaHu waTa’ala), e non della loro religione.

L’opulenza economica in cui si trovano l’America e Israele non risparmia loro inquietudine e tristezza, e non può spegnere la fiamma dell’invidia che consuma il loro cuore quando vedono questa nazione Musulmana illetterata possedere la verità, e gioire delle benedizioni della luce. Questi poveri infelici scavano costantemente la Turchia, il nord dell’Iraq, il sud dell’Egitto e in qualsiasi altro luogo… Ma possono soltanto scoprire che il cammino della civilizzazione umana ed il centro del mondo è la penisola della Nazione Araba illetterata. Dopo aver passato dei secoli a scavare e aver speso centinaia di milioni di libri e di dollari, ne risulta che tutte le prove sono contro di loro. Avete mai visto qualcuno pagare un avvocato per provare le ragioni del suo avversario? E’ la saggezza di Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo)

I testi biblici testimoniano per noi, Musulmani, i fatti storici sono a nostro favore, e i nostri nemici sono utilizzati per difendere il nostro caso. Perché?

Perché noi crediamo in tutti i Messaggeri di Allah (SubhanaHu waTa’ala) e veneriamo tutto ciò che Allah l’Altissimo ha consacrato, senza razzismo né settarismo. La nostra posizione è chiara come l’acqua di roccia: La Moschea Sacra di Makkah è la Moschea Sacra, e ciò sia quando Âdam (‘alayhi-s-salâm) la costruì, che quando Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) la costruì, o quando fu ricostruita dai Quraysh, malgrado la loro idolatria e la loro ignoranza, e quando i Musulmani la ricostruirono, ed ogni volta che essa sarà rinnovata fino al Giorno del Giudizio.

Allo stesso modo, per noi, la Moschea Al Aqsa è la nostra Moschea Al Aqsa, sia quando fu costruita la prima volta, o quando fu ricostruita da Sulaymân (‘alayhi-s-salâm), o quando il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) vi pregò, o ancora quando i Musulmani la costruirono, e sarà così ogni volta che sarà rinnovata fino al Giorno del Giudizio.

Noi crediamo nella precisione della parole di Allah l’Altissimo rivolte a Sulaymân (pace su di lui), dopo che ebbe costruito la Moschea, che si possono ritrovare nel libro dei Re: “Ho benedetto questa Casa che tu hai costruito per porvi il Mio Nome per sempre, e i Miei occhi e il Mio cuore vi saranno perpetuamente” (Re 9:2)

Questa è la verità. Noi continueremo – Gloria ad Allah – a venerare questa Casa e ad adorarvi Allah. In quanto ai Giudei che rigettano tutto tranne il razzismo e l’imbroglio, che cosa cercano? Se cercano il luogo che Allah ha reso santo, è evidente come il giorno. Essi possono adorarvi Allah (subhanaHu waTa’ala), così come ciò è stato decretato dal Sigillo dei Profeti e dei Messaggeri, il Rivificatore della Fede di Abramo. Che cosa vi sarebbe di male per essi nel sottomettersi ad Allah e nell’essere guidati verso la verità?

Se vogliono soltanto una costruzione, qual è il valore delle pietre in se stesse, se i riti che vi sono compiuti sono stati abrogati o falsificati e non sono graditi ad Allah?

Se proviamo ad immaginare che la loro ricerca proseguirà invano fino al Giorno del Giudizio, quale ne sarà il risultato? Vorrebbe dire mettere in dubbio la promessa di Allah (subhanaHu waTa’ala) a Sulaymân (‘alayhi-s-salâm), che essa rimarrà benedetta per sempre. Allora, perché guardano in modo miope i fatti rivelati, storici, e il mondo attuale?

E’ soltanto attraverso il Messaggio di Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam) che il decreto di Allah (subhanaHu waTa’ala) riguardante la Rivelazione e la Legge Sacra è in armonia con quello della creazione, di modo che la moschea sacralizzata dalla rivelazione e dalla Legge Sacra lo è anche dal mondo reale, fisico e obiettivo.

Per quanto riguarda le differenze che vi sono a livello della santità e dei favori divini accordati alle due moschee, questo è un altro argomento che racchiude una grande saggezza, che oltrepassa il semplice fatto dell’esistenza o meno del tempio.

Quando la Profezia fu trasmessa ai discnedenti di Ibrâhîm (su di lui la pace), la Moschea Al Aqsa era la loro moschea e il centro di tutti gli avvenimenti, e la moschea dei discendenti di Ishâq (Isacco, pace su di lui). Ma quando Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) tolse loro la Profezia e i testi sacri per donarli ai discendenti di Ismâ’îl (Ismaele, su di lui la pace), la Sua Volontà fu che la Profezia nascesse nello stesso Territorio Sacro, affinché tutti gli arabi senza eccezione sapessero di essere i discendenti di Ismaele (pace su di lui). Volle anche che nascesse lo stesso anno nel corso del quale Allah (subhanaHu waTa’ala) protesse la Moschea Sacra dagli elefanti dei Cristiani. Dato che i Cristiani non poterono trovare il loro supposto tempio, e dato che erano incapaci di distogliere i cuori della gente verso il luogo che sostituiva Sanaa e Roma, si sforzarono di distruggere la stessa Casa di Allah, e vi persevereranno ancora, fino all’approssimarsi dell’Ora finale.

Il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fu testimone della ricostruzione della Ka’ba prima della sua Profezia. Così, durante la sua Missione, quando Allah l’Altissimo volle rivelargli il rito più sacro dell’Islâm (le cinque preghiere quotidiane), Egli lo condusse, nel corso del Viaggio Notturno (Al-Isrâ’ wa-l-Mi’râj) prima di tutto alla Moschea Al Aqsa, e da là il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) cominciò l’ascensione verso i cieli.

Egli continuò a pregare in direzione della Moschea Al Aqsa, malgrado il suo desiderio di pregare in direzione della Ka’ba. Finché rimase a Makkah, cercò di pregare avendo la Ka’ba tra sé e Gerusalemme, ma ciò non fu più possibile dopo la Hijrah (emigrazione) verso Madinah. Rimase a far fronte alla Moschea Al Aqsa per circa dieci mesi per una saggia ragione, se i Cristiani e i Giudei volessero riflettere un po’…

Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) seguì ciò che gli era stato rivelato dal suo Signore, e non ciò che desiderava. Inoltre, il fatto di pregare in direzione di Gerusalemme orientò il suo Messaggio profetico e la sua venerazione per i Profeti (pace su tutti loro), così come la via da seguire a livello di comportamento. E quando gli giunse l’ordine da parte del suo Signore di cambiare direzione, allora si rivolse verso la prima Casa di Allah e la stazione di suo padre Ibrâhîm (pace su di lui). Si trattava di un esame e di un test della loro fede per questa nazione del giusto mezzo, e una refutazione permanente della religione e dell’adorazione di coloro che rifiutarono di rivolgersi verso la nuova Qibla; in altri termini, un diseredamento della fede di Ibrâhîm, malgrado la loro conoscenza della verità e della sua certezza.

E’ per questo che, tra i versetti riguardanti la Qibla che sono stati rivelati nel Sublime Corano, Allah (azza waJalla) dice:

Coloro ai quali abbiamo dato la Scrittura, lo riconoscono come riconoscono i loro figli. Ma una parte di loro nasconde la verità pur conoscendola (Corano II. Al-Baqara, 146)

 

Lo stesso contesto della Sûra ci porta a comprendere questo concetto, specialmente quando Allah (subhanaHu waTa’ala) dice:

… Quando il suo Signore lo provò… (Corano II. Al-Baqara, 124)

Ciò che definisce l’islamicità di Ibrâhîm, Ismâ’îl, Ishâq, Ya’qûb e le Tribù (di Israele) (pace su tutti i Profeti), ordina a questa comunità di credere in ciò che fu loro rivelato, e confuta le dichiarazioni dei dicepoli della Bibbia che dicono di essere Giudei o Cristiani.

E’ evidente che i Giudei e i Cristiani hanno deviato dalla Fede di Ibrâhîm, e si sono allontanati dalla Qibla e dalla Moschea che è la meta del Pellegrinaggio, ineguagliato nel mondo intero. Se vi fosse un raduno ebraico annuale delle stesse dimensioni dell’assembramento durante una delle cinque preghiere quotidiane alla Moschea Sacra, sarebbe un avvenimento storico per loro! Ma essi preferiscono scavare e cercare ciò che non esiste se non nella loro immaginazione, enormemente deformata fin dai tempi antichi, quando adottarono il paganesimo.

Anche se i Giudei e i Cristiani continuassero a dibattere e a rifiutare di vedere questi segni splendenti, non potrebbero rigettare ciò che è scritto nelle loro stesse Sacre Scritture riguardo a Makkah e alla nuova Qibla. Menzioneremo qualche elemento, affinché gli Americani, e i Giudei tramite loro, comprendano di non avere un atomo di fede, e di non possedere alcuna parte dell’eredità dei Profeti, se non qualche rivendicazione e speranza vane, e che la loro caccia al miraggio della terra promessa e del tempio non darà mai frutti, ma li allontanerà ancora di più dalla retta via, in un labirinto senza uscita.

Questo è un compendio della descrizione della Ka’ba – La Casa di Allah – e di Makkah – La Terra del Santuario – secondo le loro Sacre Scritture. Citeremo alcune di esse parola per parola, e altre in modo più sommario:

- La Nuova Gerusalemme, La Gerusalemme Messianica durante l’età del Salvatore promesso.

- Nel deserto o le montagne di Paran, dove Ismaele (pace su di lui) e sua madre vissero e dove Allah (subhanaHu waTa’ala) anticipò la primavera per salvarli.

- La città verso cui Ibrâhîm (‘alayhi-s-salâm) si rivolgeva con rimpianto.

- I suoi residenti sono della tribù di Kedar (discendenti di Ismâ’îl).

- E’ la città della serenità e della verità, la guida dell’umanità.

- Non vi è alcun tempio (pagano) all’interno di essa.

- Il tempio di Sulaymân (Salomone, su di lui la pace), in tutto il suo splendore, non può essere comparato a questa nuova Casa.

- La nuova Casa è a forma cubica.

- La Casa cubica contiene una pietra di valore.

- E’ ornata di ghirlande e di gioielli come una giovane sposa.

- Ogni persona che le si oppone è riempita di terrore. La paura non la tocca.

- L’acqua benefica sgorga nei dintorni della Casa di forma cubica, destinata a spegnere la sete di chiunque.

- Le sue porte sono aperte giorno e notte e non si chiudono mai.

-  Ciascun ginocchio nel mondo si piega dinanzi ad essa.

- Vi è una strada chiamata la strada santa, dove nessuna persona impura può passare.

- Nessuna cosa impura vi può entrare.

- I suoi figli sono più numerosi dei figli di Gerusalemme.

- E’ stipata di residenti e di fedeli.

- I re si prosternano dinanzi ad essa e leccano la sua polvere.

-  Le montagne e le colline trapasseranno, ma Allah (subhanaHu waTa’ala) nella Sua Bontà e Generosità non la farà trapassare.

-  I tesori del mare le sono inviati, e le ricchezze delle nazioni le vengono recate.

- Gente venuta da lontano si riunisce laggiù.

-  La sua terra abbonda di cammelli e di montoni portati dall’est e dall’ovest, da Sheba, da Madyan, da Paran e da Kedar. Gli uomini di Maarib la servono.

- Vi è una montagna santa dove le nazioni vengono ad adorare Allah (subhanaHu waTa’ala)

- Ciascuno è libero di adorare Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo).

- Il Nome di Allah è scritto sulla fronte della sua gente.

- I popoli si riuniscono attorno alla Casa e si trattengono dinanzi al richiamo della natura (si trattengono dall’urinare e dal defecare per mantenere la purezza rituale)

- L’uomo scopre la testa e la donna la copre. Si coprono dalla schiena alle gambe, e si rasano i capelli (l’abbigliamento indossato durante lo stato di ihrâm e la rasatura della testa dopo il compimento dei riti del Pellegrinaggio).

I commentatori della Bibbia si perdono cercando di spiegare i riferimenti a questa città, poiché non vogliono ammettere la verità. Questi versetti sono chiari, ma i commentatori biblici chiudono gli occhi e si perdono in interpretazioni contraddittorie.

Talvolta dicono che si tratti della descrizione della città celeste, oppure che simbolizzi Gerusalemme, o ancora che si tratti della Gerusalemme Messianica del Regno Millenario.

Non capiscono che queste interpretazioni testimoniano contro di loro, che non si tratta di Gerusalemme com’è evidente, e che questo popolo non sono i Figli di Israele che vivono laggiù oggi.

Così, la luce discende su coloro che hanno degli occhi – tutte le preghiere sono dovute ad Allah – e Allah (subhanaHu waTa’ala) espone la verità, benché gli invidiosi la disprezzino.

Gli occidentali che dubitano di ciò che abbiamo menzionato non devono far altro che guardare le trasmissioni via satellite del Pellegrinaggio annuale (Hajj) o le preghiere (notturne) del Tarawih a Makkah durante il Ramadan, e vedranno che ciò corrisponde alla descrizione che si può leggere nella Bibbia. Comrendiamo così perché Allah (subhanaHu waTa’ala) si rivolge ai sapienti di questo popolo:

O Gente della Scrittura, perché avvolgete di falso il vero e lo nascondete, mentre ben lo conoscete? (Corano III. Âl-’Imrân, 71)

Lasciamoli meditare sulle parole del Cristo (pace su di lui) alla donna Samaritana, quando ella gli chiese quale fosse il miglior luogo per adorare Allah, Gerusalemme o il Monte Gerizim (il luogo sacro dei Samaritani). Egli rispose: “Donna – le disse Gesù – credimi, l’ora verrà in cui non sarà né su questa montagna né a Gerusalemme che voi adorerete il Padre” (Giovanni 4:21)

Ciò avvenne infatti. In nome dell’integrità intellettuale e della libertà accademica, dobbiamo riesaminare le profezie (bibliche), e aggiustare i commentari. Così, non sarà difficile distinguere tra il popolo che ha ricevuto la Promessa dell’appoggio divino e della vittoria, e la nazione maledetta che sarà un’abominevole desolazione nel paese dei Profeti. Non è che un esempio. Sarà lo stesso per tutte le profezie – ma per economizzare il tempo del lettore occidentale gli forniremo le chiavi per comprendere il simbolismo profetico, nella speranza che essi riportino tutto ciò ai loro preti o rabbini più vicini.

Un regalo per i Giudei e i Cristiani

Ai partigiani della Bibbia: per quanto tempo ancora perderete le vostre vite e le vostre energie per interpretare le profezie delle vostre Scritture? Per quanto tempo continuerete i vostri sterili sforzi per decifrare il loro simbolismo e comprendere i loro paralleli? Vi contraddicete gli uni con gli altri nelle vostre interpretazioni e qualche volta l’esegeta giunge a contraddirsi nella stessa pagina o nello stesso libro. Mentre è un gioco da ragazzi.

Se riuniste tutto ciò che è stato scritto sull’argomento, ciò ricoprirebbe l’intera Palestina. Perché non riunite tutto ciò in un solo volume coerente? Vi doneremo – assolutamente gratuitamente – le chiavi per risolvere tutte le profezie:

- La Nuova Gerusalemme = Makkah (La Mecca)

- Il Degno di fiducia, il Veridico = il migliore della creazione = il Paracleto = Muhammad (pace e benedizioni di Allah su di lui).

- Il figlio dell’uomo che verrà nei giorni ultimi = Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam), poiché il Cristo è il figlio di una donna, e fu lui ad annunciare la venuta del grande Messaggero dopo di lui, che era figlio dell’uomo. Che il Cristo possa essere il “figlio dell’uomo” non ha alcun senso se si considera la sua nascita miracolosa e la sua stessa dottrina, e non fu lui a dichiarsi – come essi ritengono – “figlio di Dio” (che Egli sia Glorificato! Egli è ben al di sopra di ciò che Gli attribuiscono!)

- Il Messia = Gesù Cristo, Figlio di Maria (pace su entrambi), servo di Allah e Suo Messaggero; suo fratello nella Profezia e il più vicino a lui tra i Messaggeri è Muhammad (sallAllahu ‘alayhi waSallam).

- L’Anticristo = il falso Messia.

- La bestia = Il Sionismo nelle sue forme fondamentaliste giudaica e cristiana.

- I falsi profeti = Paolo, i Papi, e tutti coloro che pretendono di essere il Cristo, o che egli sia dentro di loro o invii loro una rivelazione.

- Gog e Magog = Ya’juj waMa’juj nel Qur’ân (Corano).

- Il piccolo corno = l’abominevole desolazione = lo stato di Israele

- La Nuova Babilonia = la cultura moderna dell’occidente in generale e la cultura americana in particolare.

- Il Nuovo Impero Romano = Gli Stati Uniti d’America.

Ogni persona che cerchi la verità e la fede corretta, gradita ad Allah (Gloria a Lui, l’Altissimo) dovrebbe rileggere le profezie bibliche alla luce di queste chiavi e comparare i risultati con qualsiasi libro fondamentalista dei commentatori antichi o moderni, e notare le differenze, ad eccezione di qualche errore dovuto alle antiche alterazioni e alle interpretazioni erronee degli stessi testi biblici.

 

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